CARBON FOOTPRINT

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I limiti imposti dalla continua crescita dei consumi e dalla contemporanea limitatezza delle risorse portano alla necessità di tutelare l’ambiente nel quale si vive, rivedendo i modelli produttivi adottati fino ad oggi. È dunque necessario conoscere quali siano gli effetti ambientali connessi e, per fare questo, è utile sfruttare alcuni strumenti creati ad hoc, come la valutazione del Carbon Footprint e della Water Footprint.

Carbon footprint di un individuo 

In un momento storico in cui per i privati e per le aziende è sempre più importante fornire il proprio contributo per la riduzione delle emissioni dannose e il raggiungimento degli obiettivi previsti dall'Agenzia ONU 2030, sorge spontaneo domandarsi quali siano i metodi e gli strumenti per poter misurare le conseguenze ambientali del proprio passaggio sul Pianeta. 
Per rispondere a questa esigenza è stato coniato il termine di impronta ecologica, che porta con sé la possibilità di stimare in maniera verosimile quanto ciascuno di noi sia “inquinante” per la Terra. 

L’impronta ecologica - in inglese carbon footprint - “esprime l’equivalente in termini di CO2 del totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio ” (Ministero dell’Ambiente).
Secondo quanto previsto dal Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra includono non solo l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido d’azoto (N2O), ma anche gli idrofluorocarburi (HFCs), l’esafluoruro di zolfo (SF6) e i perfluorocarburi (PFCs). 

Per esprimere l’effetto serra prodotto da questi gas in relazione all’effetto serra prodotto dalla Co2 viene usata una specifica unità di misura, le tonnellate di Co2 equivalente (tCO2e). A titolo esemplificativo, il metano ha un potenziale serra superiore di 25 volte rispetto all’anidride carbonica e, di conseguenza, 1 tonnellata di metano corrisponde a 25 tonnellate di Co2 corrispondente. 

Sebbene il concetto di impronta ecologica si sia diffuso solo recentemente, il termine è comparso per la prima volta nel 1996 all’interno del libro “Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth” di Mathis Wackernagel e William Rees. 
 

Calcolo carbon footprint

Il calcolo del carbon footprint di un prodotto, di un processo o di una persona è una misurazione particolarmente delicata, in quanto prevede l’individuazione e la quantificazione dei consumi di materie prima e di energia nelle fasi dello stesso. 

Si evidenzia che il metodo utilizzato per determinare la carbon footprint di un processo è differente da quello previsto per la misurazione dell’impronta di carbonio di un’organizzazione. Nonostante questo, in entrambi i casi, è necessario analizzare tutte le attività compiute seguendo gli standard ISO di riferimento e affidarsi a professionisti qualificati. 

Per misurare le emissioni di gas serra di un prodotto è necessario prendere in considerazione l’intero ciclo vitale del bene secondo la metodologia LCA (Life Cycle Assessment), rispettando i principi, i requisiti e le linee guida della norma ISO 14067. Al contrario, quando bisogna misurare il carbon footprint delle organizzazioni - secondo quanto previsto dalla norma ISO 14046 - bisogna procedere con l’inventario delle emissioni dannose considerando non solo quelle dirette, ma anche quelle indirette derivanti dal consumo energetico. 
 

Calcolare carbon footprint italiano

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare  - nell’ambito dei programmi nazionali di promozione delle fonti rinnovabili e dell’uso efficiente dell’energia, di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, nonché delle strategie per lo sviluppo sostenibile - ha deciso di favorire la promozione di iniziative volontarie per la valutazione delle emissioni di anidride carbonica e la definizione di protocolli aziendali virtuosi, in grado di ridurre l’impatto ambientale attraverso soluzioni tecnologicamente all’avanguardia. 

In questa prospettiva, per incentivare il calcolo del carbon footprint italiano, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha proposto un test realistico, da sviluppare in collaborazione con il settore produttivo italiano, per sperimentare quali potrebbero essere i vantaggi connessi alla valutazione dell’impronta di carbonio e alla successiva attuazione di misure contenitive delle emissioni dannose. L’operazione si articola in quattro fasi: 
1.    Analisi dell’impronta di carbonio dei prodotti di largo consumo selezionati nelle diverse fasi del ciclo di vita. 
2.    Individuazione delle possibili misure da attuare per la riduzione delle emissioni nel ciclo di vita dei prodotti di largo consumo selezionati.
3.    Individuazione delle possibili misure per la neutralizzazione dell’impronta di carbonio.
4.    Strategia e iniziative di comunicazione al pubblico dei risultati dell’analisi dell’impronta di carbonio

Si ricorda che, in media, la footprint di un italiano è pari a 11580kg.  

Carbon footprint esempi  

In seguito all’iniziativa del Ministero numerose aziende pubbliche hanno partecipato alla misurazione della propria carbon footprint e hanno apportato notevoli e proficue modifiche alla propria filiera produttiva e, spesso, al prodotto finale.  

Si può ricordare l’attività svolta da San Benedetto, che ha valutato la carbon footprint della classica bottiglia d’acqua. Inizialmente la “bottiglia PET” aveva una carbon footprint di 210 grCO2eq mentre, al termine del processo, la carbon footprint era scesa ad appena 173 grCO2eq, anche grazie ad un programma di compensazione delle emissioni dannose. La nuova bottiglia proposta presentava il 30% di PET riciclato, consumava il 13% di energia in meno e, soprattutto, ha avuto un riscontro positivo nei consumatori che lo hanno eletto prodotto dell’anno 2011. 

Aziende e carbon footprint

Al di là delle definizioni tecniche, è importante sottolineare come, negli ultimi anni, l’impronta ecologica sia percepita dai consumatori come un indice di qualità e di sostenibilità dell’individuo stesso e, in particolare, delle imprese. Al tempo stesso, sostenuti dalla crescente importanza del tema della sostenibilità ambientale, le aziende percepiscono in maniera sempre più forte la necessità di analizzare e contabilizzare le emissioni di anidride carbonica prodotte; inoltre bisogna tenere presente - con piacevole sorpresa - che molte realtà si stanno dotando di un sistema di carbon management che ha lo scopo di identificare e realizzare interventi di riduzione delle emissioni economicamente inefficienti che sfruttano tecnologie a basso contenuto di carbonio. 

Inoltre, non bisogna sottovalutare che, spesso, le misure di riduzione dell’impronta ecologica sono abbinate a programmi di neutralizzazione delle emissioni; questi programmi sono messi in atto attraverso attività che compensano le emissioni dannose prodotte mediante misure equivalenti volte a ridurle. Tra queste iniziative rientrano la piantumazione di alberi e la scelta di fornitori che utilizzano energia 100% rinnovabile. 

Sorgenia mette a disposizione la possibilità di misurare la propria carbon footprint e stabilire la quantità di anidride carbonica prodotta dal proprio stile di vita. Capire le conseguenze delle azioni quotidiane (l’utilizzo dell’automobile, i cibi che vengono scelti, le abitudini domestiche e i passatempi) è il primo passo per poter migliorare e rendere più leggero il proprio passaggio sul Pianeta. Rispondendo ad alcune semplici domande, puoi valutare la tua impronta ecologica e ricevere alcuni preziosi suggerimenti per poterla migliorare. 

Il presente testo è aggiornato al 10 Maggio 2021

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