L' energia idraulica (o energia idroelettrica ) si basa sulla conversione dell'energia potenziale gravitazionale, prodotta dall'acqua in movimento o in caduta da una certa quota, in energia meccanica, e quindi in energia elettrica. Si tratta della fonte rinnovabile di più antico sfruttamento, conosciuta da molto tempo per la produzione di energia (si pensi ai mulini ad acqua). Vediamone le caratteristiche e le diverse fonti di produzione.

L'energia idroelettrica

Come già detto, l'energia potenziale gravitazionale prodotta dall'acqua in movimento o in caduta da una certa quota può essere convogliata appositamente per essere convertita in energia meccanica attraverso l'impiego di turbine idrauliche presenti nelle centrali. Infine questa energia viene utilizzata per produrre elettricità tramite generatori elettrici. Grazie alla presenza potenzialmente illimitata di acqua, all'assenza di scarti di produzione e al ridottissimo impatto ambientale, l'energia idraulica è sia rinnovabile che ecologica. Tuttavia, esistono molte tipologie di centrali idroelettriche, ciascuna delle quali presenta un diverso impatto ambientale, misurabile soprattutto al livello degli interventi di modifica territoriale necessari per sfruttare appieno la capacità energetica dell'acqua.

Le tipologie di centrali idroelettriche

In particolare, possiamo considerare l'esistenza di impianti diversi a seconda del metodo di sfruttamento dell'acqua. Tra quelli di maggiore efficacia ci sono gli impianti a deflusso regolato, che permettono, grazie all'intervento dell'uomo, di regolare e dosare i quantitativi d'acqua immessi. Ciò avviene mediante la creazione di dighe e canali di scolo che permettono di accumulare l'acqua in appositi bacini a monte, per poi convogliarla, per forza gravitazionale, o mediante pompe idrauliche, verso le turbine. Altra tipologia di centrali idroelettriche sono quelle ad acqua fluente, che sfruttano un naturale dislivello per l'azionamento delle turbine elettriche, le quali ruotano semplicemente con la spinta naturale dell'acqua, determinando l'innesco degli alternatori che generano energia elettrica. Infine, possiamo considerare le centrali a energia mareomotrice, che utilizzano allo stesso moto la capacità di moto dell'acqua, ma da una fonte diversa, che è quella delle maree o delle onde.

L'impatto ambientale dell'energia idrica

Come abbiamo anticipato, ciascuna delle tipologie di centrali idroelettriche ha un proprio specifico funzionamento e comporta un certo tipo di impatto ambientale. Gli impianti a deflusso regolato sono, come detto, quelli con la maggiore efficienza e, non a caso, sono quelli presenti in maggior numero, dal momento che permettono di rendere efficiente sia la capacità di accumulo che quella di sfruttamento dell'acqua. Tuttavia, sono al contempo anche quelli che presentano il maggior impatto ambientale, con ricadute sia sull'ecosistema sia per la pericolosità degli impianti stessi (un esempio tragico può essere quello del Vajont). La creazione di laghi artificiali o sistemi di dighe, peraltro, può determinare conseguenze anche nel microclima regionale, determinando maggiori livelli di umidità che hanno ripercussioni anche sulla biosfera animale e vegetale ivi presente. Viceversa, gli impianti ad acqua fluente sono quelli di più antica creazione, dal momento che sfruttano semplicemente il moto dei fiumi e delle cascate, al prezzo, tuttavia, di non poter regolare l'afflusso e la quantità di energia prodotta. Dal punto di vista ambientale hanno un impatto pressoché assente, ma una produzione legata alla quantità e potenza del flusso idrico. Infine, gli impianti che sfruttano maree, correnti e onde sono quelli in quantità nettamente minore, dati gli elevati costi di costruzione e manutenzione. Essi, tuttavia, al pari del primo tipo di centrali permette interventi di accumulo e di poter contare su una fonte costante; al pari dei secondi, invece, presentano un minore impatto ambientale.

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Il presente documento è aggiornato al 26 novembre 2018.

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