Nella panoramica di una sempre più ampia sensibilità dell'opinione pubblica alle fonti rinnovabili, spesso sfugge la distinzione tra fonti rinnovabili classiche e nuove. Le prime, rappresentate dal settore idroelettrico e geotermico, rappresentano, in realtà, uno dei più antichi metodi di approvvigionamento e produzione dell'energia: anch'esse, tuttavia, al pari delle fonti "nuove" sono interessate da un processo di rinnovamento tecnologico molto importante.

Le fonti rinnovabili classiche

Come già anticipato, le fonti classiche sono sfruttate per la produzione di energia a vario titolo sin dai tempi antichi. In particolare, l'energia dell'acqua è da sempre stata utilizzata per diversi lavori, come per l'azionamento meccanico dei mulini. Allo stesso tempo, l'energia geotermica e quella idraulica sono state tra le prima impiegate per la produzione di elettricità a partire dall'età industriale. Nonostante il loro primato cronologico rispetto alle fonti rinnovabili di più recente introduzione, come l'eolico e il solare, le fonti classiche continuano a mantenere un discreto tasso di utilizzo, anche grazie all'impiego di nuove tecnologie nel loro sviluppo e utilizzo da parte dell'uomo. Peraltro, i minori costi complessivi legati al loro sfruttamento, rende queste fonti di energia consigliate per alimentare le esigenze energetiche dei paesi in via di sviluppo, dal momento che non necessitano di particolari investimenti o competenze tecnologiche per la costruzione dei relativi impianti.

L'energia idroelettrica

Venendo ad un esame più dettagliato delle due fonti rinnovabili classiche e partendo da quella idraulica, si può dire semplicemente che questa forma di energia si ottiene sfruttando il potenziale delle masse d'acqua movimentate dalla gravità o convogliate in apposite opere costruite dall'uomo, grazie a dighe, chiuse, canali e ponti. L'acqua, in entrambi i casi, viene diretta ad azionare il movimento meccanico delle turbine, il cui movimento rotatorio aziona gli alternatori: è in questo modo che l'energia potenziale dell'acqua in caduta o in movimento, convertita in energia meccanica nel momento in cui aziona le turbine, diventa, infine, energia elettrica. La relativa semplicità di costruzione delle centrali idroelettriche spiega la loro enorme diffusione su tutto il pianeta: addirittura, in Italia, l'idroelettrico rappresenta circa il 15% della produzione nazionale di energia, confermando la sua importanza anche in materia di sviluppo sostenibile e eco-compatibile. Infatti, l'energia idroelettrica, dal punto di vista del processo produttivo e, soprattutto, delle emissioni derivate, è tra le forme di approvvigionamento energetico più pulite, con un tasso di rinnovabilità potenzialmente infinito. Tuttavia, gli impianti a maggior efficienza comportano pur sempre un impatto ambientale, sotto forma di costruzione di dighe e chiuse che alterano irreversibilmente un determinato ecosistema. Il tasso tecnologico di questa fonte è giunto a livelli tali che negli ultimi anni si stanno studiando alcuni sistemi per impiantare centrali in mare, al pari delle centrali eoliche off-shore, per sfruttare l'energia idraulica proveniente dai moti ondosi delle correnti marine o delle maree: in questo caso, tuttavia, si parla non più di idroelettrico ma di energia mareomotrice.

L'energia geotermica

L'altra fonte di produzione rinnovabile classica è quella geotermica, che può essere ottenuta grazie allo sfruttamento del calore naturalmente presente nella crosta terrestre, nel momento in cui quest'ultimo, rilasciato dai processi di decadimento nucleare naturale degli elementi radioattivi quali l'uranio, il torio e il potassio viene liberato verso la superficie e convogliato da geyser, caldere o altre forme di diffusione. Il calore della terra è anch'esso stato da tempo utilizzato per la produzione di energia elettrica, come fonte per produrre energia tramite un ciclo termodinamico. Esso, tuttavia, è molto meno impiegato rispetto alle altre forme di energia rinnovabile classiche e nuove (rappresenta meno dell'1% della quota mondiale, con eccezione dell'Italia, dove peraltro è stato utilizzato per la prima volta con finalità industriali), sia a causa dei costi piuttosto elevati per gli scavi e le opere necessarie alla realizzazione degli impianti, sia a causa di un’efficienza energetica inferiore rispetto a quella dall'energia idraulica e dalle altre forme di energie rinnovabili "nuove".

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Il presente documento è aggiornato al 26 novembre 2018.

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