La misura del gas nelle bollette: lo Standard Metro Cubo (Smc)

Quando si legge la bolletta, alla voce dei consumi del gas viene sempre riportata, come unità di misura, lo Smc, ossia il metro cubo standard. Ma che cosa rappresenta questa particolare unità di misura? Il volume gas, in quanto fortemente dipendente dalla temperatura e dalla pressione, presenta caratteristiche differenti a seconda delle zone in cui viene distribuito. Nella aree di alta montagna, ad esempio, il gas ha una pressione minore rispetto alle aree di città e questo significa che un metro cubo di gas misurato in montagna e un metro cubo di gas misurato in città non presentano le stesse caratteristiche. Allo stesso modo, nelle zone ad elevata temperatura, il gas risulta maggiormente rarefatto rispetto alle aree fredde. Anche in questo caso, quindi, non si può paragonare in maniera corretta un metro cubo di gas se le temperature sono differenti. Tuttavia le società di vendita del gas devono poter vendere il gas utilizzando un fattore di unificazione della misura, per non rischiare di penalizzare determinate aree geografiche perché posizionate in altura o perché caratterizzate da temperature particolari. Per questo motivo è stata introdotta, come unità di misura, lo Smc che permette di effettuare misure standard, ossia valide per qualsiasi condizione di temperatura e pressione. Un Smc, infatti, equivale a un metro cubo di gas misurato alla pressione atmosferica e alla temperatura di 15°C.
 

La conversione da metro cubo a metro cubo standard
 

La misura dei consumi non avviene direttamente in Smc ma viene conteggiata regolarmente in metri cubici. Successivamente, il valore ottenuto viene convertito, tramite un coefficiente di conversione definito coefficiente C, in metri cubici standard. Il fattore di conversione è differente per le varie aree geografiche ed è pertanto definito a seconda dell'altitudine o delle caratteristiche climatiche dell'area per la quale si effettua la conversione. Se l'altitudine rappresenta un valore facilmente identificabile, le caratteristiche climatiche possono essere più complesse da valutare. Per questo motivo vengono definite delle zone climatiche: ogni utenza vedrà una particolare conversione del valore dei consumi a seconda della zona climatica di appartenenza. L'Italia è infatti suddivisa in sei differenti zone climatiche, definite in base alle temperature medie annue e, in particolare, a quanti giorni all'anno la temperatura esterna sia inferiore al valore fissato per convenzione di 20°C. Le zone climatiche, pertanto, non sono definite in base alla posizione geografica, ossia differenziate tra Nord, Centro e Sud ma esclusivamente in base alle temperature che vengono registrate annualmente. Se si vuole conoscere la propria zona climatica per comprendere come influisce il fattore di conversione sui propri consumi, basterà controllare sul sito dell'ARERA (Autorità per la Regolazione di Energia, Reti e Ambiente).
 

Misura del gas e bolletta
 

Il consumo di gas viene riportato regolarmente sulle bollette, sulle quali è possibile conoscere le diverse voci di spesa relative alla fornitura di gas. Infatti, quando si paga una bolletta non si paga solo il consumo in Smc del gas, ma anche una serie di spese fisse o oneri di sistema che sono indipendenti dal fornitore e dai consumi stessi. Tra le diverse voci relative agli importi da pagare e alle informazioni sulla fornitura viene sempre riportata anche l'area climatica di appartenenza, ossia il fattore C che permette di effettuare il passaggio tra la misura dei consumi a metro cubo a quella a metro cubo standard. Bisogna evidenziare che le aree climatiche sono relativamente stabili e fisse, ossia raramente accade che per determinate zone si verifichi il passaggio da un'area climatica a un'altra. Come già accennato le aree climatiche italiane sono sei, distinte tramite una lettera dell'alfabeto che va dalla A alla F. Oltre ad influenzare il coefficiente C per la definizione della misura del metro cubo Standard, le aree climatiche definiscono anche le date specifiche per l'accensione degli impianti di riscaldamento. Ad esempio, nella zona climatica A, ossia quella con temperature medie più alte, gli intervalli entro cui è possibile effettuare l'accensione dei riscaldamenti va dal 1° dicembre al 15 marzo. Le differenze con le aree più fredde sono ben evidenti controllando le date di accensione e spegnimento definite dall'ARERA. Nel caso di zona C, ad esempio, ossia un'area climatica media, è autorizzata l'accensione degli impianti di riscaldamento tra il 15 novembre e il 31 marzo. Le zone F, infine, ossia le più fredde, non prevedono limitazioni nell'accensione degli impianti di riscaldamento.

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