ENERGIA ELETTRICA:
LA TARIFFA

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Il 1 gennaio 2017 è entrata ufficialmente in vigore una nuova tariffa energetica a copertura dei servizi di rete, la tariffa TD, punto cruciale della riforma energetica. Più che di nuova tariffa, in realtà, sarebbe più corretto parlare di accorpamento di tre vecchie tariffe: nasce infatti a sostituzione delle tariffe D1 (destinata ai clienti domestici, residenti o non residenti, che aderivano alla sperimentazione tariffaria), D2 (destinata ai clienti domestici residenti con potenza contrattualmente impegnata non superiore a 3 kW) e D3 (destinata agli altri clienti domestici, residenti ma con potenza contrattualmente impegnata superiore a 3 kW o non residenti a prescindere dalla potenza impegnata).

La riforma energetica si è resa indispensabile perché in Italia era ancora in vigore uno standard di tariffazione arretrato. Non solo non portava benefici tangibili ai consumatori, ma spesso finiva per danneggiarli. Una situazione insostenibile che andava necessariamente affrontata per riportare equilibrio nel campo delle  forniture energetiche.

Con la riforma è stato avviato un processo di cambiamenti graduale, concretizzatosi proprio con l'approvazione e l'introduzione ufficiale della tariffa TD. Una rivoluzione progressiva che ha permesso agli utenti di adeguarsi alle novità, e alle istituzioni di recepire tutti i cambiamenti, senza disagi e inconvenienti.

Perché nasce la tariffa TD?

Prima della riforma nel nostro Paese era in vigore un sistema di fatturazione dei kWh consumati che andava a penalizzare gli utenti il cui fabbisogno era più alto. Se in una casa vive una famiglia numerosa è ovvio che i suoi consumi siano più alti rispetto a un nucleo familiare composto da una o due persone. Alle utenze con un consumo più elevato, per logica, bisognerebbe ridurre e non aumentare il costo dei kWh. Eppure succedeva proprio il contrario. Con il criterio di progressività e di sussidio, infatti, la famiglia numerosa era tenuta a pagare una cifra più elevata rispetto ai single perché con l'aumento dei consumi aumentava il prezzo del singolo kWh. Si viveva nella paradossale situazione per la quale le famiglie più numerose si facevano, di fatto, carico della spesa energetica di quelle meno numerose.

L’obiettivo della riforma e dell'introduzione della tariffa TD è stato proprio quello di ridurre le incombenze sulle utenze con i maggiori consumi per ridistribuire in modo equo i costi: nn obiettivo non utopico, ma realizzabile attraverso una maggiore trasparenza in bolletta e una ripartizione più coerente dei costi.

Fino al 31 dicembre 2016 la tariffazione D2 e D3 era progressiva e differenziata tra utenze residenti e non residenti. Le due tariffazioni si distinguevano per il carico massimo di potenza supportato dal contatore installato. Con la tariffa D2 era massimo di 3 kWh, mentre con la D3 era possibile accedere anche a carichi di potenza maggiori. La D2 era la tariffa più conveniente ma poteva essere adottata esclusivamente dalle utenze residenti nell’immobile associato al contatore. Il criterio di progressività era valido per entrambe le tariffe.
Queste distinzioni, che hanno accompagnato gli italiani fino al 2016, non esistono più: la tariffa TD abolisce per i servizi di rete qualsiasi criterio di progressività e la differenza tra residenti e non residenti.  Per quanto invece riguarda gli oneri generali di sistema, la riforma tariffaria volta all’eliminazione della progressività è stata portata a termine a decorrere dal 2020 mentre permane ancora oggi la distinzione tra residenti e non residenti.

COSA CAMBIA CON LA TARIFFA TD?

La tariffa TD comporta un aumento dei costi in proporzione all'aumento dei consumi, così da non penalizzare le utenze il cui fabbisogno (e quindi il consumo) è più alto. Prendiamo, come esempio, le utenze residenti con potenza fino ai 3 kW, che fino al 31 dicembre 2016 avevano la tariffa D2. 

Con il passaggio alla tariffa TD a copertura dei costi di rete, la spesa relativa alla tariffa di rete di tale tipologia di cliente, con consumi di 1.800 kWh, ha subito un aumento di circa 53 euro annuali. Se i consumi arrivano a 2.700 kWh l’aumento si dimezza, fino ad annullarsi completamente oltre ai 3.000 kWh. Le utenze che superano questa soglia, inoltre, non solo hanno visto annullarsi l'aumento ma sono potute arrivare a ottenere un risparmio in bolletta di circa 80 euro per consumi di 4.000 kWh.
Per i non residenti se i consumi raggiungono i 3.400 kWh il risparmio è di circa 100 euro.

I consumatori possono continuare a scegliere quale tipo di contatore installare, scegliendo la potenza massima in base alle loro esigenze. Anche per quanto riguarda la scelta della potenza del contatore, con la riforma sono state introdotte delle novità per migliorare i consumi e la gestione del proprio portafoglio energetico. In particolare, per andare incontro alle utenze con consumi molto ridotti, l'aumento di potenza non sarà più a scaglioni da 1,5 kW ma di 0,5 kW. Se prima, quindi, le utenze potevano scegliere di installare un contatore da 3 kWh o da 4,5 kWh, con l’entrata in vigore della riforma possono optare anche per contatori da 3,5 kWh o da 4 kWh. La procedura per l’aumento del carico massimo di potenza, inoltre, non solo è stata semplificata ma è stata resa più economica.

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