Il contatore e la potenza

Quando si utilizzano più elettrodomestici insieme può accadere di vedere il contatore della luce saltare . Per comprendere la relazione tra l'utilizzo della corrente in casa e gli scatti del contatore è necessario avere alcune conoscenze sulle modalità con cui viene erogata l'energia elettrica ad uso domestico. Tutti gli elettrodomestici, le lampadine e i congegni elettronici che vengono regolarmente utilizzati sfruttano una determinata potenza che viene misurata in watt (W) o chilowatt (kW). La potenza è differente a seconda del tipo di strumento che si prende in considerazione e va dai pochi watt di una lampadina LED agli oltre duemila watt di un ferro da stiro, una lavatrice o uno scaldabagno elettrico. Anche il contatore è caratterizzato da una sua potenza, che viene indicata nel contratto di fornitura e riportata su tutte le bollette. La potenza del contatore indica la potenza massima che può essere utilizzata contemporaneamente in casa, ossia che può essere sostenuta dall'impianto elettrico. Quando il numero di elettrodomestici accesi contemporaneamente è elevato e la potenza necessaria al funzionamento degli stessi supera quella del contatore, allora quest'ultimo scatta non potendo reggere una potenzia superiore a quella impostata per contratto. Quando il contatore salta spesso, le motivazioni possono essere di due tipi: o c'è un guasto (e in tal caso è bene contattare il distributore locale per assicurarsi del suo corretto funzionamento), oppure la potenza in uso è maggiore di quella del contatore. In tal caso è bene ridurre l'utilizzo contemporaneo degli elettrodomestici oppure valutare la possibilità di aggiornare il contratto richiedendo una potenza maggiore. I contratti luce standard, infatti, prevedono una potenza di 3 kW: tuttavia è possibile richiedere potenze superiori (o inferiori) se lo si ritiene necessario. Per le utenze domestiche, infatti, si possono richiedere potenze che vanno da 1.5 kWh a 4 kWh, con intervalli di 0.5 kWh.

Potenza impegnata e potenza disponibile

Quando si stipulano i contratti di fornitura si deve sempre ricordare che esiste una differenza tra la potenza disponibile e la potenza impegnata. La potenza impegnata, infatti, è quella prevista dal contratto. La potenza disponibile, invece è la tolleranza che viene garantita alla potenza impegnata. Infatti, essa non è mai pari al valore riportato in contratto ma sempre maggiore del 10%. Se si ha un contratto con una potenza da 3 kW, allora di può avere la certezza di avere a disposizione una potenza pari a 3.3 kW. Si tratta di una scelta di sicurezza, che garantisce una certa flessibilità alla risposta del contatore quando si utilizza un'elevata potenza per via di accensione in contemporanea di diversi elettrodomestici. Va sottolineato che anche gli elettrodomestici più potenti difficilmente vengono utilizzati al massimo delle loro possibilità per cui nella maggior parte dei casi la potenza di 3 kW è più che sufficiente. Se tuttavia si desidera incrementare la potenza del proprio contatore, allora si dovrà per prima cosa contattare il proprio fornitore perché con la variazione della potenza dovrà necessariamente essere cambiato anche il tipo di contratto. Va però sottolineato che il contatore e la sua gestione non dipendono dal fornitore ma dal distributore locale. Pertanto, il fornitore dovrà contattare il distributore entro due giorni dalla richiesta di variazione della potenza. Questa variazione comporta tuttavia dei costi che verranno comunicati dal distributore al fornitore che, a sua volta, li addebiterà al cliente sulla prima bolletta disponibile. Tali costi possono essere differenti a seconda dei distributori e dei fornitori. Avere a disposizione una maggiore potenza non significa necessariamente ricevere bollette più elevate. Spesso, infatti, la maggiore potenza viene utilizzata nella piena totalità solo in particolari occasioni. In tal caso si avrà almeno la certezza di non vedere saltare in contatore. Il costo della bolletta, va sempre ricordato, non dipende dalla potenza disponibile ma da quella utilizzata per ogni ora. Il consumo di 4 kW in due ore o di 2 Kw in quattro ore presenta quindi un costo uguale. Da sottolineare che la necessità di variare la potenza del contatore può essere connessa anche all'installazione di nuove forme di riscaldamento, come quelle delle pompe di calore che, per un corretto funzionamento, assorbono una maggiore quantità di energia rispetto ai comuni elettrodomestici. In alcuni casi, quando non si fa uso completo della potenza a disposizione, si può anche inoltrare richiesta di riduzione della potenza. La procedura per la riduzione della potenza è la stessa che si deve seguire per l'incremento e, anche in questo caso, i costi per intervenire sul contatore dipendono dal distributore locale e dal fornitore e verranno poi addebitati al cliente sulla prima bolletta utile. Proprio per via dei costi variabili, prima di richiedere il cambio di potenza può essere utile richiedere un preventivo.

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