Il 1 gennaio 2018 è entrata ufficialmente in vigore una nuova tariffa energetica, la tariffa TD, punto cruciale della riforma energetica. Più che di nuova tariffa, in realtà, sarebbe più corretto parlare di accorpamento di due vecchie tariffe, nasce infatti a sostituzione delle tariffe D2 e D3 destinate agli utenti con i consumi più consistenti.

La riforma energetica si è resa indispensabile perché in Italia era ancora in vigore uno standard di tariffazione arretrato. Non solo non portava benefici tangibili ai consumatori, ma spesso finiva per danneggiarli. Una situazione insostenibile che andava necessariamente affrontata per riportare equilibrio nel campo delle  forniture energetiche.

Con la riforma è stato avviato un processo di cambiamenti graduale, concretizzatosi proprio con l'approvazione e l'introduzione ufficiale della tariffa TD. Una rivoluzione progressiva che ha permesso agli utenti di adeguarsi alle novità, e alle istituzioni di recepire tutti i cambiamenti, senza disagi e inconvenienti.

Perché nasce la tariffa TD?

Prima della riforma nel nostro Paese era in vigore un sistema di fatturazione dei kWh consumati che andava a penalizzare gli utenti il cui fabbisogno era più alto. Se in una casa vive una famiglia numerosa è ovvio che i suoi consumi siano più alti rispetto a un nucleo familiare composto da una o due persone. Alle utenze con un consumo più elevato, per logica, bisognerebbe ridurre e non aumentare il costo dei kWh. Eppure succedeva proprio il contrario. Con il criterio di progressività e di sussidio, infatti, la famiglia numerosa era tenuta a pagare una cifra più elevata rispetto ai single perché con l'aumento dei consumi aumentava il prezzo del singolo kWh. Si viveva nella paradossale situazione per la quale le famiglie più numerose si facevano, di fatto, carico della spesa energetica di quelle meno numerose.

L’obiettivo della riforma e dell'introduzione della tariffa TD è stato proprio quello di ridurre le incombenze sulle utenze con i maggiori consumi per ridistribuire in modo equo i costi. Un obiettivo non utopico, ma realizzabile attraverso una maggiore trasparenza in bolletta e una ripartizione più coerente dei costi.

Fino al 31 dicembre 2017 la tariffazione D2 e D3 era progressiva e differenziata tra utenze residenti e non residenti. Le due tariffazioni si distinguevano per il carico massimo di potenza supportato dal contatore installato. Con la tariffa D2 era massimo di 3 kWh, mentre con la D3 era possibile accedere anche a carichi di potenza maggiori. La D2 era la tariffa più conveniente ma poteva essere adottata esclusivamente dalle utenze residenti nell’immobile associato al contatore. Il criterio di progressività era valido per entrambe le tariffe.
Queste distinzioni, che hanno accompagnato gli italiani fino al 2017, non esistono più: la tariffa TD abolisce qualsiasi criterio di progressività e la differenza tra residenti e non residenti.  

COSA CAMBIA CON LA TARIFFA TD?

La tariffa TD comporta un aumento dei costi in proporzione all'aumento dei consumi, così da non penalizzare le utenze il cui fabbisogno (e quindi il consumo) è più alto. Prendiamo, come esempio, le utenze residenti con consumo energetico inferiore ai 3 kWh, che fino al 31 dicembre 2017 avevano la tariffa D2. 

Con il passaggio alla tariffa TD rete, la loro spesa subirà un aumento fisso di 64 euro annuali per consumi fino ai 1.800 kWh. Se i consumi arrivano a 2.700 kWh l’aumento si dimezza, fino ad annullarsi completamente oltre ai 3.100 kWh. Le utenze che superano questa soglia, inoltre, non solo vedranno annullarsi l'aumento ma potranno arrivare a ottenere un risparmio in bolletta di circa 80 euro per consumi di 4.400 kWh.
Lo stesso criterio è valido anche per i non residenti. Con consumi fino a 1.100 kWh non subiscono variazioni, ma se i consumi raggiungono i 3.400 kWh risparmiano 90 euro.

I consumatori possono continuare a scegliere quale tipo di contatore installare, scegliendo la potenza massima in base alle loro esigenze. Anche per quanto riguarda la scelta della potenza del contatore, con la riforma sono state introdotte delle novità per migliorare i consumi e la gestione del proprio portafoglio energetico. In particolare, per andare incontro alle utenze con consumi molto ridotti, l'aumento di potenza non sarà più a scaglioni da 1,5 kWh ma di 0,5 kWh. Se prima, quindi, le utenze potevano scegliere di installare un contatore da 3 kWh o da 4,5 kWh, con l’entrata in vigore della riforma possono optare anche per contatori da 3,5 kWh o da 4 kWh. La procedura per l’aumento del carico massimo di potenza, inoltre, non solo è stata semplificata ma è stata resa più economica.

 

N.B. Fonti: I contenuti pubblicati nel presente articolo sono liberamente reperiti online su portali d’informazione come arera.it, servizioelettriconazionale.it, wikipedia.it ed i principali organi d'informazione giornalistici.

Il presente documento è aggiornato al 3 maggio 2019.

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