SMART WORKING

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La recente emergenza sanitaria ha spinto numerose imprese del nostro Paese ad introdurre lo smart working. Sebbene già molto diffuso nel resto d’Europa e regolamentato nel nostro paese dalla Legge n.81/2017, il lavoro agile si sta affermando in Italia soltanto a seguito delle restrizioni alla mobilità imposte normativamente per contrastare la diffusione di Covid-19.

Coronavirus e smart working

Prima che si verificasse l’emergenza in Italia, lo smart working era un fenomeno che faticava ad affermarsi nel nostro Paese, a differenza di quanto già accaduto in alcuni Paesi europei. A questo proposito, basti pensare che il Parlamento Europeo - con la risoluzione 13/9/2016 (principio generale n°48) - sosteneva con forza il lavoro agile come strumento fondamentale per equilibrare la vita privata e quella sociale.

Nonostante questo, fino a poche settimane fa in Italia il numero di smart worker era ancora molto limitato. Risulta infatti che la possibilità di svolgere le proprie mansioni in smart working era offerta soltanto a 570mila: il 3,2% sulla totalità dei lavoratori rispetto alla media europea del 2018 pari all’11,6%.

Inoltre, è opportuno sottolineare come in Italia la diffusione dello smart working fosse promossa soprattutto nelle grandi aziende, sebbene fosse interpretato in maniera superficiale e spesso confuso con il telelavoro. Al contrario nelle PMI si assiste ad un fenomeno interessante: nonostante non siano presenti iniziative strutturate di smart working, le stesse vengono attuate in maniera informale.

La quarantena imposta dal Governo ha tuttavia portato ad una rivalutazione di questa filosofia manageriale, indispensabile per poter continuare con le proprie attività lavorative, ove possibile.

Smart working normativa

Il termine Smart working è stato introdotto per la prima volta in Italia con la Legge n.81/2017, che contiene tutte le misure “volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” regolamentando modalità e ambiti di applicazione. Da un punto di vista normativo il lavoro agile si caratterizza per la flessibilità organizzativa, frutto di un’esplicita necessità manifestata da entrambe le parti che sottoscrivono il contratto (datore di lavoro e dipendente): l’esecuzione del lavoro subordinato può infatti prevedere - previo accordo tra le parti - anche forme di organizzazione per fasi o per obiettivi, senza vincoli di orari e luoghi di lavoro.

Con il diffondersi dell’emergenza epidemiologica da coronavirus, il Decreto Attuativo n°6 del 23 febbraio 2020 ha previsto la “sospensione delle attività lavorative per le imprese […] ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza”.

In seguito, il Presidente del Consiglio del Ministri Giuseppe Conte è intervenuto su questo tema con il Decreto dell’1 marzo 2020 in cui viene regolamentato l’accesso allo smart working per ridurre gli spostamenti e contenere i contagi. In questo documento - confermato nel Decreto del 4 marzo 2020 - si estende una modalità semplificata di smart working, valida per tutta la durata dell’emergenza e per ogni tipo di lavoro subordinato, anche in assenza di accordi precedenti.  

La Legge 81/2017 - confermata dal Decreto dell’1 marzo 2020 e del 4 marzo 2020 - sancisce obblighi e doveri non solo da parte del datore di lavoro, ma anche da parte del lavoratore.

Tra gli obblighi previsti per il datore di lavoro si ricordano:

  • Consegna degli strumenti necessari allo svolgimento dell’attività lavorativa al di fuori degli uffici: sebbene il datore di lavoro sia responsabile della sicurezza e del corretto funzionamento dei dispositivi, tuttavia è compito del dipendente utilizzarli nel rispetto del regolamento aziendale;
  • Sorvegliare sul corretto svolgimento dell’attività lavorativa nel rispetto dei termini concordati con il dipendente stesso: è possibile, eventualmente, che il datore di lavoro “richiami” il lavoratore, sottolineando la necessità di usare la diligenza necessaria al profittevole svolgimento della prestazione di lavoro;
  • Il datore di lavoro non può utilizzare strumenti di controllo a distanza presenti all’interno del dispositivo aziendale fornito al dipendente a meno che questi non siano funzionali all’attività organizzativa e produttiva, riguardino da vicino la sicurezza del lavoro o la tutela del patrimonio aziendale.

Al tempo stesso, anche il lavoratore è tenuto a rispettare alcune regole, tra cui:

  • Custodire i dispositivi aziendali forniti dal datore di lavoro e preservare la sicurezza dei dati sensibili in essi contenuti;
  • Garantire il giusto grado di riservatezza dell’azienda, adottando tutte le misure necessarie al corretto svolgimento delle mansioni lavorative al di fuori degli uffici. Di conseguenza è opportuno che il lavoratore si assicuri che nessun soggetto estraneo possa avere accesso ai dati sensibili contenuti all’interno dei dispositivi aziendali;
  • Raggiungimento degli obiettivi prefissati con il proprio datore di lavoro. Lo smart working, infatti, prevede un passaggio da un sistema di controllo diretto dell’attività del lavoratore ad uno improntato al risultato: pertanto è fondamentale che il lavoratore concordi in maniera chiara gli obiettivi e i tempi in cui gli è richiesto di raggiungerli.
  • In generale è opportuno che il lavoratore si attenga strettamente al regolamento aziendale in materia di gestione e utilizzo degli strumenti consegnati dal datore di lavoro.

Smart working pro e contro

Lo smart working è una nuova filosofia manageriale che sta rivoluzionando le modalità con cui i manager organizzano le attività da remoto. Come qualsiasi “cambiamento epocale”, anche il lavoro agile comporta alcuni indubbi benefici e, al tempo stesso, presenta alcune zone d’ombra.

Tra i principali vantaggi dello smart working è opportuno ricordare:

  • Flessibilità di luoghi e tempi: ciascun lavoratore ha la possibilità di svolgere le proprie attività dove e quando preferisce, a condizione che raggiunga gli obiettivi concordati con il proprio datore di lavoro;
  • Benefici per l’ambiente: lavorare da casa implica una notevole riduzione dei tempi di spostamento e del conseguente utilizzo di automobili o mezzo inquinanti. A questo proposito è opportuno ricordare come alcune indagini abbiano ipotizzato una diminuzione di 214 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2030 a fronte di una cospicua diminuzione degli spostamenti casa-lavoro;
  • Vantaggi economici per l’azienda: un’azienda di 100 dipendenti che incentiva lo smart working 3 giorni/settimana potrebbe godere di un beneficio di oltre 200.000€/anno tra indennità di trasferta e buoni pasto;
  • Miglioramento della produttività: secondo recenti studi, il 76% degli smart worker si definiscono soddisfatti del proprio lavoro e 1 su 3 si sente pienamente coinvolto nell’attività svolta e nell’azienda in cui lavora.

Al tempo stesso è necessario sottolineare alcune zone d’ombra, che tuttavia è possibile limitare utilizzando adeguatamente la tecnologia a disposizione. Tra i potenziali rischi legati allo smart working bisogna ricordare:

  • Problemi di team building e solitudine: è possibile che la creazione del rapporto empatico tra colleghi che lavorano a distanza sia più complessa di quanto accade per i compagni di scrivania. Tuttavia, organizzare frequenti video conferenze periodiche aiuta a creare senso di appartenenza del team.
  • Overwork: sebbene il lavoro agile nasca per promuovere un corretto bilanciamento tra attività personale e lavorativa, troppo spesso accade che il dipendente si trovi in una situazione di sovraccarico lavorativo. Per evitare che questo accada è fondamentale che ci sia una buona comunicazione tra il dipendente e il proprio datore di lavoro con lo scopo di organizzare al meglio le attività e le scadenze dei progetti condivisi. 
  • Strumenti non adeguati: si tratta di una problematica particolarmente diffusa e che purtroppo può compromettere significativamente le prestazioni lavorative dello smart worker. Infatti, nel caso in cui il datore di lavoro consegni degli strumenti tecnologicamente non adeguati ai propri dipendenti - come ad esempio un computer non adatto al tipo di attività svolta o non offra un sistema in cloud condiviso - può accadere che il lavoratore si trovi nella condizione di non poter completare le proprie mansioni.

La tipologia di connessione per lo smart working

Oltre alle problematiche sopra indicate, è opportuno ricordare come lo strumento principe dello smart working sia la connessione ad internet. Infatti, la necessità di dover trasferire la propria postazione di lavoro dall’ufficio a casa ha portato numerosi italiani a confrontarsi con la lentezza e la qualità scadente della propria connessione domestica.

È opportuno sottolineare che per lo smart working il tipo di connessione migliore è la Fibra che garantisce stabilità di segnale e performance adeguate a sostenere il lavoro da casa, anche quando bisogna sostenere le videoconferenze. Per tanto è opportuno considerare la possibilità di valutare tra le numerose offerte internet casa con fibra quella che meglio si adatta alle proprie necessità.

Grazie a Sorgenia lo smart working non presenterà più problemi di connessione. L’infrastruttura sulla quale tale connessione si appoggia non solo è tra le più recenti, ma viene messa a disposizione solamente per le connessioni FTTH, garantendo migliori prestazioni della rete favorite da:

  • Utilizzo esclusivo di connessione FTTH e conseguente esclusione del traffico “non-FTTH”;
  • Numero ristretto di persone che possono utilizzarla come “corsia preferenziale”, dalle performance elevate e garantite;

In questo modo Sorgenia coniuga i a vantaggi della migliore offerta fibra casa con la velocità di connessione che solo le più moderne tecnologie digitali possono garantire.

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