La produzione dell'energia elettrica: il mercato attuale italiano ed europeo

Produzione dell'energia elettrica: cos'è accaduto nel primo semestre 2017

Mercato italiano: differenza tra libero mercato e servizio di maggior tutela

In Italia la produzione e la vendita di energia elettrica è subordinata alla divisione del mercato tra commercio libero e servizio di maggior tutela. Il libero mercato è pensato per svilupparsi su una sana concorrenza tra competitor. È la concorrenza a decidere il prezzo, le aziende possono fare le proprie offerte ai clienti strutturando pacchetti su misura. Il trasporto e la distribuzione dell'energia elettrica prodotta nel libero mercato, tuttavia, sono vincolati all'appoggio sulle infrastrutture del servizio di maggior tutela, tramite il pagamento da parte delle aziende di un prezzo di concessione. Il servizio di maggior tutela, o mercato vincolato dell'energia elettrica, è invece un mercato in cui il prezzo dell'energia per la compravendita viene deciso dall'Autorità garante. Per questo motivo le oscillazioni di prezzo rientrano sempre in una forbice abbastanza ristretta e i prezzi vengono tenuti sotto una certa soglia impedendo la concorrenza.

Il fotovoltaico in crescita

 

Come si diceva, sia in Italia che in Europa l'unica rinnovabile in forte crescita nella prima parte del 2017 è stata il fotovoltaico. Fino ad aprile del 2017, infatti, il fotovoltaico è cresciuto di circa il 15% rispetto all'anno precedente. Se si considerano solo le fonti rinnovabili, quindi eliminando il nucleare e le centrali elettriche a carbone, il fotovoltaico copre quasi il 25% della richiesta di energia prodotta con fonti alternative. Generalmente, quindi, chi deve rivolgersi all'energia green lo fa prediligendo i pannelli fotovoltaici. Questo è un trend sicuramente europeo, ma anche italiano. Il nostro paese, infatti, nonostante sia nel complesso ancora indietro nello sviluppo di fonti energetiche alternative, predilige comunque rivolgersi ai pannelli fotovoltaici più che ad altre forme di produzione di energia. Sicuramente la scelta è determinata anche dal clima mite e soleggiato dell'Italia.

Produzione di energia elettrica da fonti eoliche

Tra le energie da fonti rinnovabili spicca l'eolico. In Italia grandi impianti eolici si trovano in Sardegna, una regione particolarmente ventosa. In Europa l'eolico è concentrato specialmente nei paesi nordici di pianura come il Belgio, l'Olanda o la Francia del Nord, spazzati da forti venti che possono contribuire alla produzione di energia. L'eolico in Italia è generalmente un po' dimenticato, giungendo solo in terza posizione a pari merito con le bioenergie per quanto riguarda il complesso di energia prodotta da fonti rinnovabili: l'idroelettrico e il fotovoltaico guadagnano le prime posizioni con abbondante distacco di punti percentuali. Nel primo semestre del 2017 l'eolico ha prodotto poco più del 7% delle energie totali usate in Italia (comprese, quindi, anche quelle prodotte da combustibili fossili) a fronte di un 9% del primo semestre dell'anno precedente. La produzione è nel complesso calata di oltre il 18% rispetto all'anno precedente, poiché si è ridotta di circa il 13% la domanda di energia prodotta da fonti eoliche.

Energia elettrica geotermica e idroelettrica

Nel mercato europeo e italiano dell'energia elettrica non si possono non considerare due metodi innovativi di autosufficienza energetica: il geotermico e l'idroelettrico. L'energia geotermica sfrutta il surriscaldamento del pianeta mentre l'idroelettrica si appoggia al moto delle acque soprattutto in presenza di grandi fiumi, laghi, dighe o cascate. L'idroelettrico è, insieme al fotovoltaico, uno dei principali metodi green per produrre energia: si stima che il 12% del fabbisogno energetico italiano sia egregiamente coperto dall'idroelettrico. Nonostante questi dati abbastanza positivi, la produzione di idroelettrico ha subito una battuta d'arresto rispetto al 2016, con 3 TWh in meno di energia prodotta al fronte di quella messa in circolo un anno fa. Dal 2014 ad oggi sono quasi 13 i TWh in meno di energia idroelettrica perduta.

L'energia geotermica ha anch'essa subito una battuta d'arresto nel mercato della produzione e dei consumi di energia elettrica in Europa. Nei primi 6 mesi del 2017 quasi il 2% in meno di energia geotermica è stata prodotta rispetto a quella prodotta l'anno prima. Il geotermico fa parte del complesso più ampio delle bioenergie, come il biogas e altri tipi di combustibili solidi di origine non fossile. Rispetto ad altri tipi di approvvigionamento energetico, queste modalità sono sicuramente una scelta di nicchia.

Il ruolo del nucleare nella produzione di energia elettrica in Europa

Parlando di produzione di energia elettrica e di mercato attuale in Italia e in Europa non si può prescindere dal menzionare il nucleare. L'Unione Europea è il più grande importatore di energia nucleare al mondo: si stima che ogni anno l'UE a 28 membri spenda quasi 400 miliardi di euro per comprare energia nucleare da paesi terzi. A sua volta l'Italia è uno dei più grandi importatori di energia nucleare da altri paesi europei come la Francia: l'Italia acquista circa il 15% della sua energia elettrica dal nucleare francese. Gli incidenti verificatisi a Chenobyl nel 1986 e a Hiroshima nel 2011 hanno portato molti paesi ad aver paura del nucleare: tuttavia l'Italia è l'unico paese a non avere reattori nucleari sul proprio suolo (decisione frutto del referendum 1987). Gli altri paesi europei, invece, hanno mantenuto le centrali nucleari, che fungono da depositi di produzione dell'energia propria e da smistamento di quella acquistata da paesi esteri.

Produzione e importazione di energia elettrica in Europa

L'Unione Europea nel suo complesso è strettamente dipendente dall'importazione di energia elettrica, soprattutto sotto forma di petrolio e di gas. L'Unione Europea ha sempre avuto un gap tra il fabbisogno energetico e la produzione interna: in altre parole, ha sempre avuto bisogno di molta più energia di quanta non ne riuscisse a produrre in modo autonomo. Per questo si è concentrata sulle importazioni da altri paesi come la Russia, naturalmente dotata di gas, i paesi del Medio Oriente o il Venezuela, questi ultimi dotati di petrolio. Nel 2014 ad esempio, ossia prima di uscire del tutto dalla crisi iniziata nel 2008, l'Europa importava circa 880 milioni di tep di energia in più di quanta ne producesse e ne esportasse. Ciò valeva per tutti i paesi dell'Unione Europea tranne che per la Polonia, per la quale il divario è sempre stato positivo in suo favore grazie alle grandi riserve di carbone del sottosuolo polacco. L'UE, insomma, è in una situazione di forte dipendenza dai paesi esteri che esportano greggio, gas, carbone, lignite ed energia nucleare. Basti pensare che negli ultimi anni, oltre il 50% del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni da paesi terzi. Questo ha naturalmente condizionato la geopolitica internazionale, favorendo accordi tra l'UE e i paesi esportatori. Il mercato è ancora potente e stabile nonostante il tentativo di risposta europea di produzione autonoma di energia (anche con l'aiuto di fonti rinnovabili). Il rischio potrebbe presentarsi nel caso di crisi di instabilità oppure di guerre nei paesi esportatori. La chiusa o la momentanea sospensione degli accordi commerciali con l'Europa rischia di mettere il vecchio Continente in ginocchio dal punto di vista energetico.

Consumo di energia elettrica nei paesi europei

Il paradosso rispetto all'analisi appena svolta sull'importazione è che, invece, negli ultimi anni i consumi siano nel complesso calati. Tra i paesi più energivori d'Europa, infatti, si consuma in media meno energia di quanta ne venisse consumata all'inizio degli anni Novanta. Dov'è la falla nel meccanismo per cui, allora, le importazioni di energia dall'estero crescono? Il punto è che l'energia prodotta in Europa è largamente creata grazie a fonti rinnovabili, quindi sul piano energetico totale ci sarebbe abbastanza elettricità per importarne molto meno da paesi terzi. La maggior parte dell'energia che serve e che viene usata, però, è ancora quella di origine fossile. Si stima che circa il 90% dell'energia importata da paesi non UE sia quella derivata dai combustibili fossili, che all'Europa tendenzialmente mancano. Ecco perché, nonostante il fabbisogno energetico sia diminuito, almeno sulla carta, in realtà le importazioni sono aumentate.

L'Italia, secondo Eurostat, è il secondo paese che consuma più energia da fonti rinnovabili dopo la Germania. Nella mappa dei paesi cosiddetti low carbon, l'Italia ha una colorazione gialla, quindi una percentuale medio-bassa di consumo di energia derivata dal carbone. Il peggior paese nella mappa, per via dei suoi giacimenti di carbone, è la Polonia, ritratta in colore nero. I paesi in verde sono i più virtuosi nell'uso del carbone, e sono la Francia e i paesi scandinavi come la Norvegia e la Svezia. Nonostante ciò, l'Europa a 28 membri ha raddoppiato nel complesso l'importazione di gas e carbone dall'estero negli ultimi 25 anni.

Legge europea per la riforma Energivori 2017

A metà luglio 2017 anche la politica si è mossa in favore delle riduzioni degli oneri di sistema per gli energivori. L'emendamento alla Legge Europea 2017 è stato presentato da alcuni deputati PD ed è stato approvato alla Camera. Gli oneri di sistema per gli energivori, dunque, verranno contenuti, ma cercando di non far gravare questa decisione sui contribuenti. La riduzione verrà applicata proporzionalmente al consumo di energia, secondo scaglioni predeterminati. Al contempo, sono state pensate delle facilitazioni per le aziende a bassa tensione e per le utenze domestiche. All'interno del pacchetto è contenuto anche un secondo emendamento: in esso è presente una proposta per il supporto alle fonti di energia rinnovabile. Grazie a questo emendamento si vogliono rifinanziare le aziende che producono energie rinnovabili in modo intelligente e mirato. Le modalità di produzione di energia green, secondo questo emendamento, devono entrare in competizione tra loro proponendo tutta l'innovazione tecnologica made in Italy senza prediligere una modalità energetica solo per partito preso. La migliore verrà poi scelta per un rifinanziamento e un piano di incentivi.