La produzione di energia elettrica in Italia avviene ancora sia utilizzando fonti di energia non rinnovabili, tramite lo sfruttamento di combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale, sia - in porzione crescente - impiegando fonti di energia rinnovabile.

Al tempo stesso, il nostro Paese non è in grado di provvedere autonomamente all’intero fabbisogno energetico nazionale e, pertanto, provvede ad importarne una parte dall’estero attraverso gli elettrodotti. 

Produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia è riuscita nel 2018 (ultimi dati ad oggi disponibili, divulgati dalla Gestione dei Servizi Energetici GSE) a coprire il 17,8% del fabbisogno energetico elettrico del Paese. Questo dato è particolarmente incoraggiante dal momento che sancisce un aumento di ben 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente (2017) e ben 4 rispetto al 2016.

Rispetto al 2017, nel 2018 gli stabilimenti italiani hanno subito una leggera flessione nella produzione di elettricità annua passando da 290 TWh a 296 TWh. Al tempo stesso si è assistito ad una riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili per la produzione di energia elettrica, fatta eccezione per il gas naturale la cui produzione è aumentata dal 2014 del 37%. In particolare, nel 2018 la produzione nazionale era derivante dal gas naturale per il 44.3%, mentre le rinnovabili hanno pesato nel 2018 per il 39,5% sul totale nazionale, in aumento rispetto all’anno precedente.

Come era prevedibile, nel passaggio verso fonti di energia rinnovabili (fenomeno noto come decarbonizzazione) alcuni settori economici hanno mostrato maggiore proattività rispetto ad altri: in tal senso, il settore elettrico continua ad essere quello che fornisce il maggior contributo verde. Si parla infatti di circa 835.000 impianti installati in tutto il Paese per una capacità complessiva cumulata di 54,3 GW, capace di contribuire all’approvvigionamento di circa il 40% della produzione lorda di elettricità.

Rispetto all’anno precedente (2017) si è registrato un incremento di circa 1 GW, ottenuto grazie alla installazione di impianti eolici e fotovoltaici di dimensioni contenute, e con un contributo significativo delle centrali idroelettriche, che hanno segnato una notevole ripresa rispetto all’anno precedente.

Il settore dei trasporti è considerato un ambito in cui il nostro Paese deve trovare nuove soluzioni, soprattutto per il trasporto su ruote, ancora molto presente in Italia. Nel 2018 il consumo biodiesel e di benzine bio è stato pari a 1,4 tonnellate, sufficiente a coprire a malapena il 7,7% del fabbisogno energetico del settore.

Passando al settore del riscaldamento, nel 2018 il 19,2% dei consumi energetici erano generati da fonti rinnovabili; in particolare sul totale dei consumi pari a 10,66 Mtep:

  • Produzione diretta: 8,71 Mtep sono stati prodotti da impianti privati, ossia caldaie individuali, pannelli solari, pompe di calore, stufe e camini;
  • Produzione indiretta: riguarda il calore derivato, ossia prodotto da sistemi di teleriscaldamento alimentati da biomasse.

Fonti produzione energia elettrica Italia

Analizzando i dati in prospettiva storica (ultimi 15 anni), dal 2004 al 2018 la potenza lorda è passata da 20.091 MW a 54.301 MW, con un tasso di crescita annuo medio pari al 7%. In questo periodo il parco elettrico nazionale ha mantenuto la tradizionale vocazione per l’idroelettrico, che negli ultimi 15 anni ha visto una crescita costante (0,7% annuo); al contempo, le altre fonti d’energia rinnovabili (in special modo il solare e l’eolico) sono cresciute con ritmi serrati nei differenti settori grazie ai sistemi pubblici di incentivazione.

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, a fine 2018 la Lombardia si è qualificata come la regione con la concentrazione più elevata di fonti di energia rinnovabile adibite alla produzione elettrica, potendo provvedere al 15,4% della potenza complessiva a livello nazionale. A seguire il Piemonte con l’8,7% e il Veneto con il 6,4%. Nel Sud Italia, invece, la regione con potenza installata più significativa è la Puglia con il 10,2% della potenza nazionale, seguita da Sicilia e Campania, rispettivamente con il 6,5% e il 5,2%.

L’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel 2018 è stata pari a 114.415 GWh, costituendo il 395% della produzione lorda complessiva del Paese. Le fonti d’energia che hanno contribuito maggiormente sono:

Tipologia di fonte % annuo
En. Idroelettrica 45%
E. solare 21%
Bioenergie 18%
En. Eolica 16%

Costo produzione energia elettrica Italia

Investire su fonti di energia rinnovabile non è più solamente una questione ambientale, ma è diventata per molti paesi una necessità contingente: infatti l’Unione Europea, a seguito dell’emergenza climatica di cui si è tanto discusso nell’autunno 2019, ha varato un piano in cui invita tutti gli Stati membri ad adeguarsi alle nuove normative. L’Italia, quindi, come tutti gli altri paesi, deve adattarsi e muoversi proattivamente per poter rimanere in linea con le richieste della Comunità. Oltre all’aspetto puramente diplomatico e ambientale, investire nelle risorse energetiche rinnovabili permette anche risparmi in termini economici. Da questo punto di vista, il costo per la produzione di energia elettrica rinnovabile in Italia potrebbe essere notevolmente abbassato grazie all’apporto tecnologico.

Nel frattempo, relativamente al costo di produzione dell’energia elettrica, per il 2020 sono previsti prezzi all’ingrosso più elevati e una maggiore competizione al dettaglio: queste informazioni sono state rivelate dallo studio portato avanti da Moody’s Investors Service, che sottolinea come la fine del mercato tutelato dell’energia elettrica possa costituire un elemento determinante per abbattere prima i margini dei venditori e poi i prezzi finali offerti ai consumatori. Le stime si aggirano intorno tra 55€ e 65€/MWH fino al 2022.

Tuttavia, a complicare ulteriormente il quadro, il prezzo del carbonio è previsto in aumento per i prossimi anni e questo, da solo, compenserà il calo della quotazione del gas.

Secondo gli analisti lo scenario non dovrebbe subire grandi modifiche anche nel caso in cui la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica dovesse essere ulteriormente rimandata, in quanto la concorrenza del mercato al dettaglio diventerà sempre più serrata. Infatti, tutte le imprese del settore si batteranno per offrire nuovi servizi, implementare la copertura e ridurre i rischi relativi agli investimenti nelle rinnovabili.

Queste considerazioni portano gli esperti ad ipotizzare un rincaro delle bollette dell’energia elettrica per i consumatori, i quali dovranno, di conseguenza, selezionare con grande cura il proprio fornitore all’alba del Mercato Libero in Italia.

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Il presente documento è aggiornato al 6 maggio 2020.

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