Quando si legge la bolletta dell'energia elettrica, sono due gli elementi che devono essere controllati e verificati per capire quello che si sta pagando. Dando uno sguardo attento alla bolletta, infatti, ci sono due voci che sembrano essere simili ma che, in realtà, sono molto diverse tra loro e che forniscono indicazioni diverse: la potenza impegnata e la potenza disponibile. E' fondamentale conoscerle e capirle per poter gestire al meglio la propria spesa elettrica, perché ci sono delle differenze concettuali e sostanziali piuttosto importanti che ne determinano l'utilizzo in modo diverso.
 

La potenza contrattualmente impegnata
 

Entrando maggiormente nello specifico della questione, la potenza impegnata o, più propriamente, la potenza contrattualmente impegnata , viene stabilita dal titolare del contratto nel momento della stipula e dev'essere determinata sulla base del numero e della tipologia di elettrodomestici che si ha intenzione di utilizzare nell'appartamento in contemporanea. Una valutazione errata di questo elemento può comportare non pochi disagi nell'utilizzo delle apparecchiature elettriche in casa, giacché se si effettua una valutazione in difetto, il rischio è quello che si incorra nel distacco del contatore perché si è superato il limite massimo consentito. Facendo un esempio pratico, se si tiene acceso l'impianto di condizionamento da 2kWh e si utilizza contemporaneamente un forno con altrettanta potenza, appare evidente che un contatore standard da 3kWh non è sufficiente per assecondare il fabbisogno energetico e, quindi, in questo caso sarebbe conveniente stipulare un accordo con il fornitore con una potenza contrattualmente impegnata di almeno 4kWh. E' il cliente l'unico a poter decidere quale potenza impegnata scegliere per il suo contatore. La scelta dev'essere fatta in via preliminare nel momento della prima stipula con il fornitore ma non c'è un vincolo obbligato, quindi il cliente può anche modificare la potenza impegnata durante il corso contrattuale se si rende conto che quella inizialmente stabilita non è più sufficiente o, al contrario, risulta essere eccessiva. La riforma energetica recentemente introdotta dal Governo ha introdotto interessanti novità in merito alla potenza contrattualmente impegnata, perché se fino a pochi mesi fa il cliente poteva sceglierla solamente in base a scaglioni da 1.5kWh, adesso c'è la possibilità di aumentare o ridurre la potenza contrattualmente impegnata anche di 1 o di 0.5kWh. E' un grande vantaggio per i consumatori, che in questo modo possono modulare in maniera migliore la loro spesa energetica e, quindi, personalizzare in maniera ancor più efficace la potenza contrattualmente impegnata del loro contatore, gestendo al meglio il proprio contatore. Come detto prima, la potenza impegnata standard per le utenze domestiche è di 3kWh ma è possibile scegliere anche soluzioni inferiori o maggiori, a seconda della propria esigenza.
 

La potenza disponibile
 

Questa è la potenza contrattualmente impegnata, che non è da confondere con la potenza disponibile , ossia con quella che può essere effettivamente prelevata dal contatore. Per andare incontro alle utenze, infatti, i fornitori di energia elettrica prevedono che si possa prelevare dal contatore una potenza fino al 10% in più rispetto a quella contrattualmente impegnata. Ciò significa che per un contatore da 3kWh la potenza disponibile sul contatore è di 3kW + 0,3kW. Quando il consumo supera anche quello supplementare della potenza disponibile, il contatore scatta, va in protezione ed è necessario riattivarlo. Ovviamente, prima della riattivazione è necessario spegnere alcuni degli elettrodomestici che hanno fatto superare la soglia, altrimenti il contatore continuerà a scattare. Ecco perché è importante fare le giuste valutazioni di merito per la scelta della potenza impegnata contrattualmente del contatore, perché in caso contrario si corre il rischio di non poter utilizzare in maniera ottimale le potenzialità degli elettrodomestici dell'abitazione, dovendo fare sempre delle scelte su quali utilizzare. I fornitori energetici sono a completa disposizione dei clienti per le variazioni della potenza contrattualmente disponibile ma va da se che qualsiasi aumento comporta per l'utenza un incremento del costo finale della bolletta che, se non strettamente necessario, può essere evitato semplicemente organizzando meglio l'utilizzo degli elettrodomestici. Uno dei motivi per i quali si ricorre più frequentemente all'aumento della potenza contrattualmente impegnata è l'installazione di un nuovo impianto di condizionamento domestico. Il suo utilizzo è solitamente spalmato durante tutta la giornata, spesso anche la notte e, quindi, se una buona parte della potenza impegnata è sfruttata dall'impianto di condizionamento, va da sé che per l'utilizzo di eventuali altri elettrodomestici come lavatrice, lavastoviglie o forno a microonde resta poco con un contatore standard da 3kWh. Ma se, invece, non si ha la necessità di dover tenere un elettrodomestico acceso in via continuativa (come un condizionatore) allora è più semplice organizzare i consumi scaglionando l'accensione in orari diversi. E' giusto, comunque, sottolineare che 3Kwh sono sufficienti per tenere accesi contemporaneamente il forno a microonde, la lavatrice e qualche altro piccolo elettrodomestico, ma se c'è anche il boiler elettrico per il riscaldamento dell'acqua il rischio di superare il limite è elevato.

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