IMPIANTO BIOGAS
DI TERLIZZI

CHE IMPIANTO AVETE INTENZIONE DI REALIZZARE?

Si tratta di un impianto a biogas, alimentato con materiale di origine vegetale e zootecnica (sansa, sottoprodotti ortofrutticoli e pollina): tutte materie di riciclo provenienti da agricoltura e allevamento, dalle quali può essere ancora tratto valore economico e ambientale.

COSA PRODURRETE?

Produrremo biometano avanzato liquefatto (bio GNL), carburante 100% ecosostenibile, che sostituisce i tradizionali carburanti di origine fossile e dunque rappresenta un’alternativa efficace per combattere il fenomeno del surriscaldamento globale. La tecnologia innovativa individuata ci consentirà di trarre valore anche dalla CO2 che negli impianti tradizionali viene rilasciata in atmosfera: nel nostro impianto sarà trasformata in CO2 liquida, riutilizzabile per uso agricolo o industriale. La parte solida e liquida dei sottoprodotti agricoli, invece, sarà trasformata in digestato che rappresenta un ottimo ammendante naturale per i terreni degli agricoltori locali.
 

DI CHE QUANTITATIVI STIAMO PARLANDO?

Produrremo circa 3.000 tonnellate di bio GNL, capaci di alimentare 25-30 camion al giorno per un anno: in tal modo, usando un carburante ecosostenibile al posto di quello tradizionale, eviteremo annualmente l’emissione in atmosfera di 8.500 tonnellate di CO2. Produrremo più di 5.600 tonnellate di CO2 liquida che sarà stoccata e utilizzata per usi agricoli e industriali: nelle serre per stimolare la fotosintesi delle piante o come liquido refrigerante per attività commerciali o industriali; da ultimo produrremo oltre 70.000 tonnellate di digestato, quantitativo utile per concimare in modo naturale circa 800.000 ulivi su una superficie di 2.000 ettari di terreno agricolo. L’impianto consentirà quindi la produzione di combustibile pulito e di concimante naturale, evitando complessivamente l’emissione in atmosfera di 14.100 tonnellate di CO2 all’ anno.
 

DA COSA SARÀ ALIMENTATO L'IMPIANTO?

L’impianto sarà alimentato prevalentemente da sansa vergine di olive (circa 73.500 ton, pari all’82% del totale), da pollina (circa 7.000 ton, pari a circa l’8% del totale) e da sottoprodotti derivanti dalla raccolta e lavorazione di prodotti ortofrutticoli (8.500 ton, circa il 10% del totale).

 

L'IMPIANTO PRODURRÀ ODORI SGRADEVOLI?

No: lo stoccaggio e la lavorazione della sansa (80% del materiale in ingresso all’impianto) sono effettuati in ambienti totalmente chiusi, mentre la pollina, utilizzata in quantità minori, sarà conservata al coperto per evitare il contatto con agenti atmosferici. A questo si aggiunga che la movimentazione della pollina, a differenza di quanto avviene per la sansa, sarà molto più rapida, a causa della diversa stagionalità dell’utilizzo dei due prodotti.

 

CI SARANNO EMISSIONI?

Saranno estremamente ridotte, dovute essenzialmente all’utilizzo di una caldaia alimentata a nocciolino di oliva che servirà per mantenere il calore dei digestori a una temperatura costante di circa 35°C.

 

LA CIRCOLAZIONE DI VEICOLI AUMENTERÀ?

L’effetto sul traffico sarà estremamente limitato: grazie all’utilizzo di meno mezzi più capienti si riuscirà a razionalizzare l’attuale circolazione di sansa e concime. Il trasporto di bio GNL, della pollina e dei sottoprodotti ortofrutticoli porterà a un leggero incremento delle movimentazioni, che non supererà i 4 camion al giorno. Per il trasposto di sansa, nonché del GNL e della CO2 prodotti, sarà naturalmente incentivato l’uso di mezzi alimentati con biocarburante sostenibile prodotto dall’impianto.

 

L'IMPIANTO OCCUPERÀ OLTRE 4 ETTARI DI TERRENO E SARANNO ABBATTUTI MOLTISSIMI ULIVI

Lo spazio occupato è quello strettamente necessario all’installazione dei serbatoi di digestione e di processo delle biomasse. La realizzazione dell’impianto, che coerentemente con la sua vocazione è localizzato in area agricola, comporterà la rimozione di circa 400 olivi che verranno comunque sostituiti da nuovi alberi, come richiede l’ispettorato agricolo. Molti degli ulivi saranno riposizionati ai confini dell’impianto stesso per mitigarne la visibilità. Altri saranno donati al Comune per valorizzare aree urbane degradate. Va aggiunto che la realizzazione dell’impianto contribuirà, grazie alla produzione del digestato, a eliminare il rischio di impoverimento di circa 800 ettari di campagne circostanti che ospitano oltre 250.000 olivi. Lo spargimento costante del digestato nei periodi agronomicamente migliori contribuirà a migliorare la qualità delle terre circostanti.
 

 

L’IMPIANTO DEVE ESSERE SOTTOPOSTO A VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

Non c’è alcun riferimento legislativo che impone a questo tipo di impianti di essere sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale. Inoltre, la città metropolitana di Bari si è già pronunciata in merito, dichiarando la non applicabilità del procedimento.

 

VOGLIAMO CHE L'IMPIANTO SIA SOTTOPOSTO A VIA

Non c’è alcun riferimento legislativo che prevede che questo tipo di impianti debba essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.

 

PERCHÉ TERLIZZI?

La scelta di Terlizzi per la realizzazione dell’impianto nasce da una duplice considerazione: da un lato, l’area dell’impianto non ha vincoli ambientali e territoriali di sorta, dall’altro il sito si trova in una posizione strategica rispetto ai territori che andrà a servire (Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato, Giovinazzo, Bitonto, Molfetta), favorendo in tal modo la massima efficienza nella movimentazione dei prodotti.

 

LA CENTRALE SORGERÀ SULLA VIA FRANCIGENA, DETURPANDONE IL PAESAGGIO, IL VALORE STORICO E ARCHEOLOGICO

Una precisazione fondamentale: l’impianto non sorgerà sulla via Appia Traiana ma a una distanza di circa 600 metri in linea d’aria, decisamente superiore a quanto previsto dal piano paesaggistico territoriale della regione Puglia che la colloca ad almeno di 100 metri dal percorso. Ci preme ricordare che sulla questione è già intervenuto l’ufficio regionale competente in materia (UO demanio e patrimonio – ufficio tratturi), evidenziando come l’impianto non interferisca con le aree in oggetto. Siamo convinti che l’installazione non deturperà il paesaggio, tantomeno il valore storico e turistico della zona ma anzi contribuirà all’arricchimento culturale del territorio. Il nostro impianto, infatti, permetterà di illustrare ai turisti e ai giovani studenti terlizzesi come si possa realizzare un modello virtuoso di economia circolare, di lotta al cambiamento climatico e alla desertificazione dei suoli agricoli; potrà raccontare una storia di eccellenza legata al mondo olivicolo che è riuscito a trarre un valore economico, agricolo e ambientale ancora maggiori dalla filiera di produzione dell’olio di oliva, rendendola così ancora più competitiva a livello italiano, europeo e mondiale. Non solo, ma nell’ottica di prendersi cura del territorio dove lavoriamo, Sorgenia è disposta a condividere soluzioni e idee con la comunità terlizzese così da accrescere ulteriormente il valore turistico della Via Appia Traiana.

 

L’IMPIANTO NON DOVREBBE ESSERE COLLOCATO IN AREA AGRICOLA

La scelta della collocazione è strettamente correlata all’utilizzo dell’impianto, la cui vocazione è chiaramente agricola: trattamento e valorizzazione della sansa, sottoprodotto della lavorazione agricola. Proprio in virtù del suo utilizzo, prevediamo una stretta sinergia con gli operatori olivicoli durante tutto l’arco dell’anno: non solo durante le campagne per la fornitura di sansa, ma anche per l’approvvigionamento di nocciolino di oliva per il fabbisogno termico dell’impianto, sino alla restituzione agli olivicoltori del digestato solido e liquido, prodotto dall’impianto, per ammendare i terreni in primavere e estate. In ragione di tutte queste argomentazioni, la collocazione individuata rappresenta la miglior soluzione di compromesso tra la necessità di minimizzare gli impatti dell’opera su ambiente, tessuto urbano e viario del Comune, e quella di rispondere in maniera puntuale alle esigenze di industriali e imprenditori del comprato olivicolo.

 

L’IMPIANTO NON SI PUÒ FARE IN QUEL LUOGO PERCHÉ DI INTERESSE ARCHEOLOGICO E PAESAGGISTICO

Come già evidenziato, l’impianto non insiste su un’area sottoposta a vincolo paesaggistico o archeologico regionale. Nella pianificazione comunale, tuttavia, si ricade in un’area considerata “di salvaguardia dell’interesse archeologico” per la quale Comune richiede un parere della Sovrintendenza archeologica nel corso dell’iter autorizzativo. Abbiamo quindi sottoposto all’ente competente una Valutazione dell’Impatto Archeologico, redatta da un archeologo abilitato. La valutazione, oltre a evidenziare come “la quasi totalità dei terreni risulti essere oggetto di pesanti ed invasive lavorazioni agricole”, attribuisce “un valore di rischio archeologico basso per l’intero areale previsto dal progetto”. A ulteriore misura cautelativa, il progetto prevede comunque la sorveglianza delle prime attività di scavo da parte di un archeologo abilitato al fine di gestire tempestivamente l’eventuale ritrovamento di reperti di interesse archeologico. Siamo ora in attesa del parere di Sovraintendenza e degli uffici Regionali competenti nell’iter autorizzativo in corso.

 

IL DIGESTATO PRODOTTO DALL’IMPIANTO INQUINA, È UN RIFIUTO E COME TALE NON SI PUÒ UTILIZZARE COME AMMENDANTE NEI TERRENI AGRICOLI

L’impianto, utilizzando sottoprodotti agricoli e non rifiuti, produce digestato da destinare all’uso agronomico nei terreni agricoli. Questa pratica, oltre a essere prevista dalla legge nazionale (si veda il Decreto 25 Febbraio 2016, D. Lgs. 152/06, art. 184), è ampiamente in uso già dalla fine degli anni ’90 in tutte le regioni italiane. Anche in Puglia (ad Andria, Comune vicino a Terlizzi) esistono già impianti che, esattamente come il nostro, utilizzano sottoprodotti agricoli e utilizzano il digestato come concime per i terreni. Esiste inoltre un’ampia letteratura scientifica che riconosce e promuove l’utilità agronomica dei digestati provenienti dagli impianti a biometano agricoli e ne sottolinea la non tossicità. Questa posizione è sostenuta anche da numerose organizzazioni ambientaliste e di categoria: Legambiente Nazionale, Coldiretti, Confagricoltura, CIA Confederazione Italiana Agricoltori, solo per citarne alcune. Va tuttavia sottolineato che l’uso del digestato come ammendante agricolo deve seguire regole e normative stringenti che ne disciplinano il corretto spargimento, soprattutto nel corso dell’anno e sui terreni agricoli vulnerabili. A tal proposito, la legge prevede un Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA) che deve essere redatto da chi gestisce lo spargimento del digestato e regolarmente verificato e controllato dagli enti competenti. Da ultimo, la qualità ammendante del digestato deve essere regolarmente certificata con apposite analisi chimiche, in conformità a quanto prevede la legge per il suo utilizzo.

 

LA SANSA NON SARÀ SUFFICIENTE AD ALIMENTARE L’IMPIANTO, SARÀ NECESSARIO REPERIRE ALTRI MATERIALI PER IL FUNZIONAMENTO DELL’IMPIANTO

La produzione di sansa nel territorio barese è consistente. Il nostro impianto sarà in grado di riceverne 70.000 tonnellate l’anno, una parte dell’intera produzione. Non solo, quindi, la sansa sarà sufficiente per alimentare il nostro impianto ma, se si volesse riconvertire tutta quella prodotta nella zona, sarebbe necessario ipotizzare la realizzazione di altre installazioni analoghe a questa.
 

 

L’IMPIANTO NON SARÀ A BENEFICIO DELLA POPOLAZIONE LOCALE

Il progetto genera notevole impatto positivo sull’intera filiera olivicola, radicata indissolubilmente nel tessuto sociale, economico e occupazionale di Terlizzi. Contribuisce inoltre a risolvere i problemi legati allo sversamento incontrollato della sansa nei terreni che circondano l’abitato e alle relative emissioni odorose prodotte da questa partica. Consente di evitare notevoli costi legati allo smaltimento della sansa, all’acquisto di concimi e prodotti chimici necessari alla concimazione dei terreni: si stima un risparmio annuo complessivo per il settore olivicolo di circa 500.000€. L’impianto, inoltre, rappresenterà un modello virtuoso di economia circolare e di lotta al cambiamento climatico. In tal senso, ci impegniamo a organizzare serie di incontri con le scuole del territorio per sensibilizzare i giovani su questi temi.

 

L’IMPIANTO ENTRERÀ IN CONCORRENZA CON SOGGETTI CHE SI APPROVVIGIONANO DI SANSA PER USO ENERGETICO

L’impianto di Sorgenia non brucerà sansa, a differenza della maggior parte dei soggetti che brucia la sansa secca per produrre calore o energia elettrica. L’installazione di Sorgenia utilizzerà unicamente sansa umida bifase, un prodotto del tutto diverso dalla sansa secca e che non può essere utilizzato come combustibile. La sansa secca e la sansa umida sono prodotti da frantoi diversi. Di conseguenza, l’impianto non entrerà in competizione con altri stabilimenti.

 

L’IMPIANTO VERRÀ IMPIEGATO PER LA FORSU

No. L’impianto non sarà autorizzato a farlo né tantomeno è progettato tecnologicamente per poterlo fare.

 

STATE FACENDO DELLE SPERIMENTAZIONI SULLE NOSTRE TERRE

Non è così: la tecnologia che utilizzeremo è stata ampiamente sperimentata, è già utilizzata in Italia e in tutta Europa ed è capace di offrire alle imprese del settore agricolo un’opportunità per gestire efficacemente e in maniera pulita i sottoprodotti agricoli. Noi abbiamo aggiunto elementi di innovazione che porteranno alla produzione di bio GNL per le auto e CO2 liquida per uso agricolo o industriale.

 

NON ABBIAMO BISOGNO DI UN IMPIANTO ANALOGO, SVERSEREMO LA SANSA NEI CAMPI COME ABBIAMO SEMPRE FATTO

Lo sversamento della sansa nei periodi di campagna olivicola (novembre – gennaio), oltre a essere vietata in alcuni casi e a dar luogo a maleodori, non è una pratica agronomica ottimale. Il terreno non è in grado di assorbirla, dando origine al fenomeno opposto dell’impoverimento dei suoli per dilavamento. Al contrario, il digestato prodotto dal nostro impianto, oltre che rendere più nutriente il prodotto che ritorna al terreno, consentirà di spargerlo nei periodi in cui la terra ne ha più bisogno (primavera e inizio estate). In tal modo si evita che le campagne della zona si impoveriscano di materia organica, problema che di anno in anno diventa sempre più critico in tutta Italia, riducendo drasticamente l’utilizzo di prodotti chimici nella filiera che potrebbero finire sulla nostra tavola.

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