PRODURRE BIOMETANO
DA SOTTOPRODOTTI AGRICOLI

Il biometano deriva dal processo di purificazione del biogas ottenuto da scarti agricoli o agroindustriali: è quindi gas metano prodotto in modo biologico e al 100% da fonti rinnovabili.

COS’È IL BIOMETANO?

Il biometano è gas metano prodotto in modo biologico e 100% da fonti rinnovabili; deriva infatti dal processo di purificazione (upgrading) del biogas (miscela di metano e anidride carbonica) ottenuto dalla digestione anaerobica di scarti agricoli o agroindustriali.
Il processo di digestione anaerobica, non è altro che la replica su scala industriale del processo di digestione che avviene all’interno dell’apparato digerente di una mucca, che infatti al termine della reazione produce energia (quella necessaria all'anaimale per vivere), metano e concime per la terra.

A livello normativo il biometano è definito dall’articolo 2 del D.Lgs 28/2011 come quel “gas ottenuto a partire da fonti rinnovabili avente caratteristiche e condizioni di utilizzo corrispondenti a quelle del gas metano e idoneo alla immissione nella rete del gas naturale”.

Il biometano è gas metano, ottenuto in modo innovativo e utile per il suo uso in autotrazione, ed è un prodotto del territorio, con caratteristiche del tutto analoghe a quello di derivazione fossile.

La digestione anaerobica di matrici di origine agricole, oltre al biometano, produce un importante sottoprodotto: il digestato, un fertilizzante naturale che impiegato sui terreni agricoli, incrementa la sostanza organica, riducendo il ricorso a fertilizzanti chimici.

 

DAL SOTTOPRODOTTO AGRICOLO AL BIOMETANO

 

Le attività agricole e agroindustriali generano quantità significative di residui e di scarti organici di diversa tipologia, potenzialmente utilizzabili per la produzione di energia e di molecole ad alto valore aggiunto attraverso processi biotecnologici.
La digestione anaerobica per produrre biometano ne è un esempio.

Grazie a un sistema di economia circolare, i sottoprodotti delle aziende agricole locali producono si trasformano in una risorsa.

Nella categoria di scarti provenienti dal settore agricolo rientrano i reflui degli allevamenti animali, le paglie dei cereali, gli steli, le foglie e i residui in genere di varie coltivazioni industriali e ortive di pieno campo, ma anche i sottoprodotti derivanti dalla trasformazione industriale delle produzioni vegetali e animali: sanse di olive, vinacce, buccette di pomodoro e altri sfridi di lavorazione delle produzioni orticole.

 

L'IMPORTANZA DI UN IMPIANTO SUL TERRITORIO

 

Un impianto di biogas è una grande opportunità per generare ritorni positivi a livello locale, in particolare nelle zone agricole. Gli scarti di lavorazione delle aziende agricole, ad esempio quelli provenienti da frantoi, allevamenti e campi di ortaggi, si trasformano in risorsa e ritornano al territorio, grazie all’utilizzo del gas prodotto per alimentare mezzi privati o del trasporto pubblico, con immediati benefici - ad esempio - per la qualità dell’aria.

L’altro prodotto della trasformazione degli scarti agricoli, il digestato, stabilizzato dalla digestione anaerobica, può essere usato con successo come fertilizzante in grado di riportare carbonio organico ai terreni, con immediati benefici per la qualità dei suoli.

In questo modo, fra l’altro, è possibile evitare lo spargimento sul terreno degli scarti, ad esempio delle sanse derivanti dalla produzione dell’olio di oliva.

Accanto agli evidenti benefici ambientali, importanti sono anche i ritorni in termini economici, con un aumento della competitività delle aziende agricole del territorio, grazie alle sinergie con un impianto di biogas.

Il progetto per l'impianto di Terlizzi