DEFINIZIONE
Impianti che utilizzano l'energia del sole, del vento, delle maree, del moto ondoso o l'energia idraulica limitatamente agli impianti ad acqua fluente.
 


 

Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili sono quelle infrastrutture di produzione dell'energia che utilizzano come fonte un'energia rinnovabile la cui continuità di flusso e disponibilità non è soggetta a preventiva decisione e programmazione da parte dell'uomo: si tratta, in particolare, degli impianti che impiegano l'energia solare, eolica e geotermica.

Quali sono le fonti rinnovabili non programmabili?

Come anticipato in premessa, le fonti rinnovabili vanno distinte in due macro-categorie: quelle programmabili e quelle non programmabili. Tale distinzione si fonda sulla circostanza per cui le fonti energetiche in questione possono essere o meno programmate sulla base della richiesta energetica, quando cioè è possibile decidere di incrementare la produzione ricorrendo a maggior afflusso di materia prima (o, viceversa, tale possibilità è esclusa per la limitatezza nella disponibilità di quest'ultima). Tutte le fonti rinnovabili sono caratterizzate da potenziale infinità, nel senso che, a differenza dei combustibili fossili e dell'energia nucleare (ciascuno, per le proprie rispettive caratteristiche, soggetto ad esaurimento al termine di determinati cicli produttivi), la loro disponibilità è potenzialmente a tempo indeterminato. Tuttavia, dal punto di vista della produzione di energia elettrica è importante tenere a mente che alcune fonti rinnovabili non presentano le medesime caratteristiche di continuità e disponibilità: infatti, esistono alcuni afflussi di materia prima che sono soggetti a fenomeni naturali o a cali di emissione tali da alterare o addirittura interrompere il processo di produzione dell'energia. La definizione specifica di energie rinnovabili non programmabili è stata fornita dal Gestore dei Servizi Energetici, che individua in questo gruppo quelle che vengono utilizzate da "impianti di produzione idroelettrici fluenti, eolici, geotermici, fotovoltaici, biogas". Ne deriva che possono essere considerate fonti rinnovabili non programmabili le seguenti: - l'energia geotermica; - l'energia idroelettrica; - l'energia solare; - l'energia da biomassa; - l'energia mareomotrice o da moto ondoso; - l'energia eolica.

Gli impianti da fonti non programmabili

Se tali sono le caratteristiche comuni a tutte le fonti rinnovabili non programmabili, è doveroso precisare che il loro impiego nel campo della produzione di energia elettrica presenta differenze rilevanti a seconda del tipo di fonte preso in considerazione. In particolare, l'energia eolica è una di quelle fonti non programmabili che ha ricevuto per prima ampio utilizzo per la produzione di elettricità: si tratta dell'energia cinetica prodotta dal vento nell'atto di muovere l'aria. Partendo da questa energia, catturata da mulini che la convertono in energia meccanica, è possibile ottenere la produzione di energia elettrica. Si tratta di una fonte rinnovabile, dal momento che essa non richiede la trasformazione da parte di un'altra fonte energetica soggetta a disponibilità limitata (come accade per l'uso dei combustibili fossili) e che presenta un impatto ambientale notevolmente ridotto. Tuttavia, i livelli di produzione sono soggetti alla disponibilità del moto ventoso, dal momento che in assenza di correnti d'aria sufficientemente forti non si genera il movimento delle pale eoliche sufficiente ad azionare i relativi impianti produttivi. Secondo alcuni studi, l'energia eolica presenta un livello medio annuo di produzione energetica stabile, anche se la produzione presenta oscillazioni importanti nel breve periodo: ciò è dovuto all'intermittenza del vento. Ne consegue che questo fattore impedisce, allo stato delle conoscenze attuali, di poter affidare alla sola fonte eolica una percentuale più elevata del 20% del fabbisogno produttivo di energia, posto che non è possibile programmare con sufficiente previsione (come avviene, invece, per la produzione da fonti non rinnovabili o da fonti rinnovabili programmabili) il livello di produzione raggiungibile in un determinato arco temporale.

Le altre fonti rinnovabili non programmabili

Oltre all'energia eolica, che rimane al momento quella più utilizzata dagli impianti di produzione dell'energia, nel gruppo delle energie non programmabili è necessario fare un cenno anche alle fonti geotermiche: si tratta di un processo di produzione dell'energia basato sulle fonti geologiche di calore. Grazie allo sfruttamento del calore prodotto dal pianeta (il cosiddetto gradiente geotermico), infatti, è possibile catturare l'energia termica e destinarla all'azionamento del vapore necessario a mettere in moto gli impianti. Il fotovoltaico, invece, è un insieme di tecnologie che vengono utilizzate negli impianti elettrici per la produzione sulla base dell'energia solare: esistono diverse tipologie di impianti di questo genere, anche se quelli più comuni utilizzano l'effetto fotovoltaico per riscaldare le cellette e rilasciare la componente elettrica residua attraverso il sistema di cavi allacciati all'impianto. Infine, l'impiego di biomasse per la produzione di energia elettrica è tuttora minoritario. Si tratta di gas derivanti da decomposizione naturale di residui organici vegetali e animali, i quali risultano composti da metano prodotto da fermentazione batterica. Il livello di utilizzo, in questo caso, dipende dalla disponibilità dei residui utili (scarti agroindustriali, colture apposite, e così via).

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Il presente documento è aggiornato al 15 ottobre 2018.

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