La legge italiana impone dei limiti alla possibilità di accendere i riscaldamenti all'interno delle abitazioni, individuando delle fasce climatiche e riferendo a ciascuna di queste dei periodi e degli orari giornalieri. Di seguito una lista completa che permette di capire quando si può accendere il termosifone per l'inverno 2018.

Le regole per l'accensione dei riscaldamenti

Al fine di favorire il risparmio energetico e l'efficiente allocazione delle risorse, la legge ha introdotto dei limiti specifici entro cui è possibile utilizzare i riscaldamenti. Infatti, a seconda del proprio Comune di residenza esistono dei vincoli per poter utilizzare i termosifoni all'interno delle abitazioni. Queste norme sono dettate essenzialmente dall'esigenza di tener conto delle differenze climatiche esistenti tra le regioni meridionali e quelle settentrionali, e non a caso gli orari e le date per l'accensione risultano diverse di regione in regione. Occorre chiarire che ciascun Comune può adottare norme specifiche, così come concedere deroghe ai limiti previsti dalla legge. Ad esempio, può essere previsto anche un orario di accensione e uno di spegnimento (accensione dopo le 5 di mattina e spegnimento entro le 23), oppure che il funzionamento del riscaldamento debba essere continuativo o frazionato in differenti fasce orarie.

Le date e gli orari per ciascuna fascia geografica

Di seguito indichiamo tutte le fasce geografiche esistenti e le province che vi appartengono, con conseguente indicazione dei periodi di accensione e gli orari massimi giornalieri.

Zona F (o Alpina) , al cui interno sono inserite le province di Trento, Cuneo e Belluno. In questi territori, in considerazione delle particolari condizioni climatiche che si apprestano a provocare bruschi cali di temperatura anche fuori stagione, la legge non ha previsto particolari limitazioni nè dal punto di vista del periodo nè degli orari massimi: ne consegue la massima libertà per i residenti in zona.

Zona E (o Padana) , che comprende la Valle d'Aosta, tutte le province del Piemonte, della Lombardia, di gran parte del Veneto, del Friuli e dell'Emilia Romagna, oltre che le zone interne di Umbria e Marche e dell'arco appenninico meridionale (province di Frosinone, Campobasso, L'Aquila, Potenza) e la provincia di Enna in Sicilia. In questo caso, è previsto un periodo entro cui è ammissibile l'accensione dei termosifoni: la prima data utile è il 15 ottobre, mentre scatta l'obbligo di rinunciare ai riscaldamenti a partire dal 14 aprile. Per quanto concerne, invece, i limiti orari, i riscaldamenti potranno essere lasciati in funzione fino a 14 ore al giorno.

Zona D (o Appenninica) , al cui interno sono inserite le province liguri di Genova, La Spezia e Savona, ma anche gran parte delle Marche, della Toscana, del Lazio (compresa Roma), l'entroterra campano, pugliese, lucano, calabrese e siciliano. Scendendo progressivamente verso sud, si osserva una diminuzione nella durata e nei limiti giornalieri. Infatti, qui i termosifoni potranno essere accesi dal primo novembre al 15 aprile, per un massimo di dodici ore giornaliere.

Zona C (o Adriatica Settentrionale) , in cui sono inserite le province di Imperia e Latina, oltre a gran parte delle province di Puglia, Campania, Calabria e Sardegna e la provincia di Ragusa. Qui, il periodo di accensione è limitato dal 15 novembre al 31 marzo, mentre i riscaldamenti non potranno restare in funzione per più di dieci ore al giorno.

Zona B (o Tirrenica) , comprendente le restanti province della Sicilia, oltre a Crotone e Reggio Calabria. Nelle regioni meridionali, il periodo di accensione si riduce ulteriormente, passando dal primo dicembre al 31 marzo, mentre il limite orario è fissato in otto ore al giorno.

Zona A (o Sud-Orientale e delle Isole) , al cui interno sono inseriti i comuni di Linosa, Porto Empedocle e Lampedusa. Qui, infine, i riscaldamenti possono funzionare solo dal primo dicembre al 15 marzo e per un massimo di sei ore giornaliere.

Il limite di temperatura

Oltre ad individuare un limite temporale di accensione per i riscaldamenti, la legge impone anche il divieto di superare i 20 gradi centigradi per l'utilizzo dei termosifoni, con due gradi di tolleranza in caso di abitazioni, scuole e uffici pubblici. La temperatura media fissata a 20 gradi (che, però, scende a 18 in caso di edifici in cui vengono esercitate attività artigianali e industriali) viene assicurata in tutte le province italiane, a prescindere dalle condizioni climatiche proprie di ognuna, proprio limitando ad un massimo giornaliero le ore di utilizzo: chiaramente, infatti, mantenere una temperatura di 20 gradi a Palermo richiederà meno ore di accensione rispetto ad un comune alpino. Occorre considerare l'importanza di rispettare tali limiti di temperatura anche nel caso di installazione di un impianto di riscaldamento autonomo, dal momento che in caso contrario verrebbe del tutto vanificato il risparmio e l'efficienza energetica, soffocati dai costi ulteriori (e pressoché inutili) che deriverebbero da temperature domestiche troppo elevate.

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