PIANO DI EMERGENZA

CODICE DI STOCCAGGIO Fasce orarie PIATTAFORMA MGAS Punto di Scambio Virtuale o PSV MERCATO DEL GAS Punto di Rugiada degli idrocarburi TISG OPZIONE TARIFFARIA BASE Produzione di energia elettrica GLOSSARIO LUCE E GAS Domiciliazione bancaria AREA OMOGENEA (AOP) Accessibilità al gruppo di misura PROCEDURA DI AGGIUDICAZIONE (ROUND) Autoproduttore CAPACITÀ DI TRASPORTO DISPONIBILE O CAPACITÀ DISPONIBILE SMALL ADJUSTMENT Potere Calorifico Superiore o PCS BASSA TENSIONE (BT) Decreto Bersani CONFERIMENTO Dispacciamento CONTRATTO DI TRASPORTO Punto di Riconsegna CAPACITÀ DI TRASPORTO OPZIONE TARIFFARIA SPECIALE Media tensione (MT) PERIODO DI PUNTA Contatore o gruppo di misura INFRASTRUTTURA UE Gasdotto Esenzione TPA SERVIZIO DI DEFAULT TRASPORTO RETE DI PUBBLICO INTERESSE Autolettura FATTURAZIONE A CONGUAGLIO Impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili INFRASTRUTTURA NON UE Anno Termico PIG POD (POINT OF DELIVERY) TIB Sm3 SBILANCIAMENTO PREVISIONALE DEL SISTEMA Potenza impegnata CLIENTE IDONEO Terna - Rete Elettrica Nazionale S.p.A. Contratto di vettoriamento PIATTAFORMA PRISMA Punto di Entrata RN Watt Rete di Trasporto Regionale Punto di Rugiada PORTALE MISURA Borsa elettrica Fatturazione stimata o in acconto PUNTO DI CONSEGNA ARERA - AUTORITÀ DI REGOLAZIONE PER ENERGIA RETI E AMBIENTE Codice Remi DISTRIBUZIONE Rete di distribuzione IMPRESA AUTORIZZATA Composizione molare Impianto fotovoltaico ALLOCAZIONE DISTRIBUTORE MJ CODICE DI RETE Altissima tensione NUMERO DI RIFERIMENTO DELL’ASTA Potenza disponibile BIOMETANO AREA DI PRELIEVO PRODUTTORE Livello massimo di potenza prelevata PORTALE M-GAS Bilanciamento ANNO DI RIFERIMENTO Misuratore orario POTENZA PRELEVATA OPZIONE TARIFFARIA TIPOLOGIA DI UTENZA DOMESTICO Biogas Stato del contatore PREMIO D’ASTA Rete di Trasmissione Nazionale - RTN REGOLAMENTO 715/2009 Prezzo di Riserva TIVG GIGAWATT (GW) SEND OUT MASSIMO GIORNALIERO Gas Naturale OPERATORE PRUDENTE E RAGIONEVOLE Letture rilevate DOCUMENTO RISCHI SPECIFICI Impianti alimentati da fonti rinnovabili programmabili ATTIVAZIONE DELLA FORNITURA DEPOSITO CAUZIONALE METODOLOGIA RELATIVA ALLE AREE OMOGENEE DI PRELIEVO GJ RN Indice di Wobbe CAPACITÀ RESIDUA Servizio di Fornitura di Ultima Istanza o Servizio FUI TIPOLOGIA DI USO CLIENTE FINALE SPECIFICA DI QUALITÀ Coefficiente di conversione (C) DIRITTO ALL’ALLOCAZIONE PRIORITARIA O DIRITTO AP Densità relativa SBILANCIAMENTO COMPLESSIVO DEL SISTEMA O SCS Gas Naturale Liquefatto (GNL) ACQUIRENTE UNICO CODICE DI RIGASSIFICAZIONE GIORNO-GAS MODELLO DI CONVERSIONE DI ENTSOG Gas combustibile PIANO DI EMERGENZA GRTN REGOLAMENTO 459/2017 Rete elettrica SERVIZIO DI MAGGIOR TUTELA ARERA - AUTORITÀ DI REGOLAZIONE PER ENERGIA RETI E AMBIENTE PROGRAMMA GIORNALIERO O PRENOTAZIONE Megawatt (MW) ALTA TENSIONE PDR (Punto di riconsegna) ALLACCIAMENTO Contratto di vendita MISURATORE MULTIORARIO PORTALE CAPACITÀ (DI TRASPORTO) Tipologia di utenza altri usi

“Piano di emergenza ai sensi dell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n.93/2011, in conformità con le disposizioni dell’articolo 10 del regolamento (UE) n. 994/2010” di cui all’Allegato 2 del Decreto del Ministro dello sviluppo economico 19 aprile 2013, e s.m.i.

Il Piano di emergenza è un documento che contiene la descrizione della tipologia e delle modalità di intervento cui devono attenersi gli operatori del settore energetico in presenza di situazioni di crisi: esso è definito dall'art. 8, co. 1 del D.Lgs. 93/2011 e dalle norme individuare dal Decreto del MISE 19 aprile 2013.

Natura del Piano di Emergenza

Come anticipato, il Piano di emergenza è un documento redatto secondo i canoni individuati dal legislatore e dal Ministero dello Sviluppo Economico, in forza del quale si individuano gli interventi da adottare da parte delle imprese e degli operatori energetici per fronteggiare una determinata situazione di crisi. L'adozione del Piano di Emergenza è fatta in via generale dal Ministero, che individua le prescrizioni principali; al contempo, tutti gli operatori del mercato sono tenuti ad adottare dei protocolli interni e specifici, dove dettagliare tutte le tipologie e modalità di realizzazione degli interventi di volta in volta previsti. La legge stabilisce in via generale che l'attuazione del piano prevede il concerto tra le attività della Direzione generale per la sicurezza del MISE e le imprese di trasporto e distribuzione presenti sulla rete energetica, così da "attivare, coordinare e monitorare le azioni che permettono di far fronte a situazioni di crisi". In altri termini, la gestione della crisi da parte dei diversi operatori è frammentaria: ciascuno dei soggetti individuati ha l'obbligo di contribuire, secondo i rispettivi ruoli e le modalità stabilite dal Piano medesimo, all'attuazione degli interventi emergenziali, secondo un task force comandata dalla già citata Direzione generale.

I rischi

Il Piano di Emergenza per il gas individua specificamente quattro ipotesi principali di rischio che possono giustificare l'attuazione degli interventi emergenziali. Si tratta di categorie che comprendono ragioni di carattere tecnico, politico, economico o naturale. Nel dettaglio, in ciascuna di queste categorie vengono individuati fino a 81 rischi specifici, la cui qualificazione e descrizione permette di adottare le opportune contromisure. Tra i rischi considerati dal Piano di Emergenza ci sono guasti e malfunzionamenti generali degli impianti, blocco delle importazioni, black out, scioperi, attacchi informatici, guerre nei Paesi da cui provengono le materie prime, ma anche disastri naturali, tempeste, condizioni climatiche avverse e così via.

I diversi livelli di crisi

Il verificarsi di uno dei rischi contemplati dal Piano determina un primo livello di crisi definitivo di preallarme: in questo caso la presenza di informazioni concrete sul possibile verificarsi di un evento e sul possibile impatto del medesimo nell'approvvigionamento standard fa scattare una prima categoria di interventi. In questo ambito vanno incluse cause come una riduzione delle importazioni, accompagnate da indizi su un difficile ritorno ad una condizione di normalità, oppure la previsione di un temporaneo ed eccezionale aumento della domanda di materia prima nelle forniture, o ancora l'intervento di eventi climatici di una certa importanza, tali da interferire sulle importazioni. Viceversa, si passa al livello di allarme quando uno dei fattori scatenanti ha determinato attualmente uno degli effetti prima considerati: quando, ad esempio, non vi è più solo il sospetto di una riduzione delle importazioni ma queste si sono già verificate. Tuttavia, questo primo livello di allarme è di dimensioni "tali da deteriorare significativamente la situazione dell’approvvigionamento, ma alle quali il mercato è ancora in grado di far fronte senza dover ricorrere a misure diverse da quelle di mercato". Se le condizioni sono più drastiche, ad esempio in presenza di una domanda di gas molto elevata o un'alterazione profonda nel sistema di approvvigionamento e quando sono state adottate le opportune contromisure da parte degli operatori ma queste non sono state tali da far rientrare il rischio, si passa al livello di emergenza. A questo si passa anche quando il livello di allarme rimane inalterato per cinque giorni consecutivi oppure quando si registra un netto peggioramento delle condizioni che lo hanno determinato.

Gli interventi da adottare

A seconda del tipo di rischio da fronteggiare e del livello di crisi, il Piano di Emergenza prevede specifiche misure da adottare. In particolare, in caso di preallarme non si prevedono misure specifiche, ma si demanda agli operatori del mercato l'adozione delle condotte più opportune per ripristinare la condizione di normalità o prevenirne il peggioramento: tra queste vi è la raccomandazione di aumentare il livello di importazioni (o ridurle), interrompere temporaneamente alcune forniture oppure utilizzare canali di approvvigionamento alternativi. Anche per il livello di allarme si provvede all'esercizio di normali misure di mercato, anche se è previsto un intervento più ampio dell'Autorità, che può chiedere esplicitamente alle imprese coinvolte di adottare misure specifiche per impedire il peggioramento della crisi. Se queste non bastano a ripristinare la normalità, l'Autorità dichiara lo stato d'emergenza che determina il "passaggio del timone" all'amministrazione. In questo caso si prevedono diversi interventi, quali l'incremento della disponibilità, il ricorso alle riserve e allo stoccaggio, l'applicazione di turnazioni nel dispacciamento, la riduzione del consumo per le industrie, l'introduzione di massimali orari per le utenze private, e così via.

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