WOMEN MENTORING, GAGLIARDI: “AIUTEREMO LE STUDENTESSE A VINCERE LE LORO PAURE”

La Head of IT Applications Development di Sorgenia: “Spesso i problemi non nascono dal timore di essere donne in un ambiente a prevalenza maschile, ma dal disorientamento. E la gentilezza non è debolezza, ma un valore che verrà riconosciuto

“La proposta di partecipare al programma di Women Mentoring nato dalla collaborazione di Sorgenia con il Career Service del Politecnico di Milano è stata per me una bella sorpresa. Sono in Sorgenia da un anno, e trovo che questa iniziativa sia molto valida per avvicinarci alle università. Da una parte può supportare le studentesse nel loro percorso verso il mondo del lavoro, e dall’altra ci aiuterà a comprendere la prospettiva di chi vede l’azienda da fuori. Con i miei venti anni di esperienza e con un passato di studentessa proprio al PoliMi, sono molto curiosa di capire come siano cambiate le aspettative delle ragazze che stanno concludendo gli studi. Se penso ai miei inizi, a quando Internet aveva da poco mosso i primi passi e aveva circa 10 anni di vita, mi interessa molto capire come sono cambiate da allora le paure delle studentesse”. A parlare è Alessandra Gagliardi, Head of IT Applications Development di Sorgenia, una dei cinque mentor che prenderanno parte al programma di cinque incontri rivolto a venti studentesse di laurea magistrale in ingegneria. Le ragazze potranno confrontarsi in gruppi da quattro con cinque professionisti di Sorgenia sui temi dell’inclusione nel lavoro per chi ha scelto le discipline Stem (science, technology, engineering e mathematics), e si concluderà il 28 marzo.

 

Alessandra, come sta affrontando la sfida?

Mi piacerebbe poter dare qualcosa della mia esperienza alle studentesse del mio gruppo, suggerimenti utili per chi si sente ancora disorientato e ha voglia di confrontarsi per conoscere il mondo con cui farà i conti dopo la laurea. Ovviamente non penso di poter offrire la ricetta per risolvere ogni problema, ma posso mettere a disposizione ciò che ho imparato nel tempo, raccontando le difficoltà che ho incontrato e le soluzioni che ho trovato.

 

Come ha deciso di impostare il suo ciclo di incontri?

Parlerò di situazioni concrete, raccontando la mia storia professionale, mettendo a fuoco quali sono le caratteristiche che mi contraddistinguono e che mi hanno consentito di arrivare alla mia posizione attuale, al coordinamento di un team e a una serie di responsabilità. Ho scelto di valorizzare il mio carattere e il mio approccio “gentile”, senza voler apparire diversa da quello che sono. E’ stata una caratteristica che mi ha aiutato, e che non va confusa con mancanza di determinazione: consente di arrivare a ottenere i propri obiettivi in maniera non invasiva. Il primo incontro lo abbiamo dedicato a questo tema, e ho percepito nelle studentesse la paura di potersi trovare in difficoltà in un ambiente competitivo. Mi piacerebbe far passare il concetto che la risposta a questi timori non è nell’aggressività, ma nell’aprirsi la strada con i propri mezzi, dandosi obiettivi e linee guida precisi.

 

Come reagiscono le studentesse?

All’inizio c’è stato bisogno di un po’ di tempo per rompere il ghiaccio, ho dato loro qualche stimolo, e hanno risposto bene, c’è stato un buon livello di interazione.

 

Quali sono le paure più ricorrenti tra le studentesse che ha incontrato?

Da quello che percepisco la paura non è tanto legata al fatto di essere donne che si stanno laureando in materie Stem, ma soprattutto al disorientamento. Stanno finendo l’università, qualcuna sta preparando la tesi, altre si trovano a fare qualche esperienza in ambienti prevalentemente maschili, e temono di finire in un angolo e di non essere percepite come autorevoli. Alcune temono che mantenendo un atteggiamento naturalmente gentile possano essere svantaggiate: io non credo che sia così, ma che la gentilezza accompagnata ad altre qualità sia un vero e proprio punto di forza, un valore. Ed è importante che abbiano a disposizione, in questo momento delicato della loro formazione, una voce che le rassicuri, perché sono certa che man mano che acquisiranno maturità avranno anche più fiducia in sé stesse.

 

Le discriminazioni di genere però rimangono uno scoglio da superare…

Guardando alla mia esperienza lavorativa precedente a Sorgenia mi considero abbastanza fortunata. Ho passato tanti anni in una multinazionale in cui c’era molta attenzione ai temi della parità di genere, e ho lavorato con manager - donne e uomini - che hanno sempre riconosciuto in maniera trasparente le mie capacità, e mi hanno aiutato a migliorare negli aspetti in cui ero più debole. C‘è però da aggiungere che nelle realtà grandi è relativamente più semplice trovare che l’organizzazione sia attenta alla parità di genere e all’inclusione. Diverso è per le società più piccole, come a suo tempo ho potuto verificare nel caso di alcuni clienti e fornitori della società per cui lavoravo, dove la percezione di disparità nel trattamento tra uomini e donne era molto più evidente. Sono felice di rilevare che Sorgenia sia una società estremamente inclusiva, che lo sia in modo naturale e spontaneo.

 

Qual è il valore aggiunto che può portare Sorgenia in questa iniziativa di Women Mentorship?

Come mentor possiamo condividere con le studentesse il fatto di far parte di una realtà molto inclusiva. Tutte le persone che ho incontrato finora in azienda hanno un imprinting orientato alla collaborazione e all’apertura: non può essere un caso, ma è il frutto di una convinzione ben radicata nel management e tra le persone. Quanto a me, credo che questa opportunità sia una bella esperienza di crescita come persona e come professionista. Sarà utile anche per capire quali sono le aspettative dei giovani, e su cosa dovremo puntare per attirare i talenti e riconoscere le persone che ci possono portare valore.