È ormai evidente il processo di transizione dai sistemi di produzione di energia a partire dalle fonti tradizionali (carbone, petrolio e altri combustibili fossili) verso le fonti rinnovabili, sempre più interessate dall'espansione dei siti e dalle scoperte tecnologiche. Ma in cosa si sostanziano i vantaggi dell'usare fonti rinnovabili ? Ecco i principali motivi che sono alla base di questo fenomeno.

La sostenibilità energetica e ambientale

Uno dei principali motivi che può spiegare l'inarrestabile e velocissimo successo delle fonti rinnovabili è sotto gli occhi di tutti: a partire dall'ultimo quarto del Novecento, infatti, la crescita della domanda di energia ha comportato un sempre più rapido incremento della richiesta di energie provenienti dai combustibili fossili. Questo ha generato, da un lato, la crescita della produzione, andando ad intaccare pesantemente le riserve dei paesi produttori; dall'altro, ha provocato un incremento esponenziale delle emissioni di anidride carbonica, direttamente collegati all'aumento delle temperature sulla Terra e al conseguente rischio climatico che ne può derivare. La necessità di rivedere le politiche di approvvigionamento energetico da parte dei paesi sviluppati ha, dunque, due ragioni profonde: da un lato le esigenze di continuare a sostenere la crescita (e quindi la domanda di energia) attraverso il ricorso a fonti che non siano soggette ad esaurimento nel medio periodo e i cui costi non possano aumentare man mano che la materia prima comincia a scarseggiare; dall'altro, l'esigenza di limitare quanto più possibile gli effetti derivanti dall'utilizzo abnorme di fonti energetiche inquinanti, quali carbone, petrolio e gas, direttamente responsabili degli insostenibili livelli di immissioni che provocano il riscaldamento climatico.

Gli accordi sul clima

Non a caso, i principali paesi sviluppati al mondo hanno da sempre sentito l'esigenza di intervenire con accordi programmatici per la riduzione dell'utilizzo delle fonti inquinanti. Da questo punto di vista, gli accordi di Parigi sul clima (nonostante l'importante e recente defezione degli Stati Uniti) hanno comportato l'impegno di oltre 190 Paesi alla riduzione delle emissioni di gas serra, con l'obiettivo di contenere entro (ben al di sotto dei) due gradi l'aumento di temperatura rispetto a prima della rivoluzione industriale. Tutto ciò, dal punto di vista pratico, si traduce anche nello sforzo di promuovere le energie da fonti rinnovabili, aumentando le quote di produzione di elettricità coperta da fonti pulite e, per contro, disincentivando l'utilizzo di strumenti e processi altamente inquinanti.

Il mercato delle energie rinnovabili

Tutto ciò si traduce in un incremento sempre più vistoso dell'impiego di energie rinnovabili: ad esempio, nel 2017 il mercato delle rinnovabili ha dato lavoro a circa 10 milioni di persone, attirando investimenti per oltre 300 miliardi di dollari. Si tratta di numeri destinati ad aumentare progressivamente non solo per i vantaggi prima riportati ma anche per fenomeni come la digitalizzazione e la progressiva centralizzazione del consumatore nei processi commerciali contemporanei. Infatti, da questo punto di vista, le nuove tecnologie permettono una diffusione più capillare delle informazioni economiche, fattore che influenza più facilmente il consumatore, sempre più coinvolto e consapevole di orientarsi. Per fronteggiare queste tendenze di mercato, dunque, il settore energetico sta intervenendo in misura sempre maggiore per investire nelle tecnologie rinnovabili: non a caso, si stima che entro il 2040 circa il 60% dell'elettricità verrà generato da fonti rinnovabili, tra le quali campeggiano il fotovoltaico e l'eolico. Ovviamente, perché ciò possa succedere è necessario che il trend di investimenti non si capovolga e che, anzi, le aziende provvedano ad implementare sistemi di accumulo e produzione delle rinnovabili non programmabili, con l'obiettivo ambizioso di superare per produzione le fonti inquinanti prima della metà del secolo.

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Il presente documento è aggiornato al 14 novembre 2018.

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