Forse non tutti sanno che tra le voci di spesa addebitate nella bolletta della luce figurano anche le accise energia elettrica , imposte che vengono applicate alla quantità di energia consumata. In passato le accise erano applicate solo al petrolio e ai carburanti, ma, col passare del tempo, per far fronte alle emergenze di cassa dello Stato, sono state estese anche al settore energetico. Ma che cosa sono e come si calcolano le accise energia elettrica?

Che cosa sono le accise

Le accise sono delle imposte indirette a riscossione immediata, gestite dall'Agenzia della Dogana, che gravano sulla produzione o sulla vendita di determinati beni. Il termine accisa deriva dal latino accidere "cadere sopra". Sebbene originariamente fosse chiamata tassa di fabbricazione, veniva trasferita all'utente finale solo al momento dell'acquisto del bene o del servizio e non al momento della produzione.

Occorre precisare che le accise non sono un'esclusiva dell'energia elettrica, ma riguardano molti settori merceologici. Le più conosciute sono quelle sulla benzina e sugli alcolici, ma si applicano anche ad altri prodotti di largo consumo, come i tabacchi, gli oli minerali derivati dal petrolio, i fiammiferi, l'energia elettrica e il gas metano.

Tramite il ritocco delle aliquote, le accise garantiscono un'entrata cospicua, immediata e costante per lo Stato. Per questo motivo, nel tempo sono state utilizzate per far fronte alle emergenze più disparate, dalla guerra in Libano alla ricostruzione dell'Irpinia. In ambito europeo, le accise sono state armonizzate tra gli Stati membri dal decreto 92/12/CEE, recepito in Italia con il d.legisl. 504/1995, ovvero il testo unico delle accise (TUA).

Accise energia elettrica: come si calcolano

Le accise energia elettrica sono tra le principali voci di spesa della bolletta della luce, dove vengono talvolta mascherate con altri nomi (imposta di consumo, imposta di produzione, ecc.). Le aliquote sono diversificate in base ai kWh consumati e al tipo di consumi (civili o industriali). A differenza, dell'Iva (Imposta sul Valore Aggiunto), che si calcola sul valore di ogni kilowatt, l'accisa è calcolata sulla quantità di energia elettrica consumata. Ciò significa che, a parità di energia consumata, si paga un prezzo identico a prescindere dall'operatore energetico scelto. Inoltre, maggiore è il consumo, maggiore sarà l'accisa dovuta.

L'imposta si calcola applicando un'aliquota fissa o proporzionale ad ogni kWh consumato. Relativamente ai consumi domestici, l'accisa per l'energia elettrica è fissata in 0,0227 euro per kWh. Per le abitazioni intestate a residenti che consumano meno di 150 kWh al mese è prevista l'esenzione dall'accisa. L'Iva, invece, si paga in termini di percentuale su tutte le voci di spesa che compongono la bolletta, compresa l'accisa, per cui ci troviamo nella situazione paradossale di pagare una tassa su un'altra tassa.

Per quanto riguarda i locali adibiti ad uso industriale o commerciale, l'aliquota varia a seconda dei seguenti scaglioni di consumo: - per consumi fino a 200.000 kWh al mese: 0,0125 €/kWh; - per consumi compresi tra 200.000 e 1,2 milioni kWh al mese: 0,0075 €/kWh; - per consumi superiori a 1,2 milioni di kWh al mese: 0,0125 €/kWh per i primi 200.000 kWh, mentre per la parte rimanente un fisso di euro 4.820 euro mensili.

Come si può notare, all'aumentare dei consumi mensili l'aliquota diminuisce fino a raggiungere un fisso forfetario per le aziende "energivore", cioè con forti consumi.

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Il presente documento è aggiornato al 9 novembre 2018.

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