Le spese per la fornitura di energia elettrica sono in grado di incidere in modo sostanziale nel bilancio familiare: si tratta di un bene di prima necessità di cui non possiamo fare a meno e il cui approvvigionamento richiede uno sforzo economico non indifferente. Questo è evidente a chiunque, mentre quello che a volte non è evidente è il fatto che soltanto una parte di quello che troviamo in fattura e andiamo a pagare è relativo al consumo effettivo di energia. Certamente ci sono costi relativi all'erogazione del servizio, ma c'è anche una parte, piuttosto consistente, di imposte che vengono calcolate e applicate sui nostri consumi di elettricità. Imposte analoghe sui consumi vengono applicate anche al gas naturale e ai carburanti. Si tratta, in particolare, delle accise, che sono tasse statali, gestite dall'Agenzia della Dogana, sul consumo di determinati beni. Chi volesse approfondire la composizione delle tasse che siamo tenuti a pagare sulla fornitura di energia elettrica , potrebbe farlo con facilità controllando le fatture ricevute. Troverà che la tassazione sull'energia si compone ad oggi in Italia di due elementi, che sono le accise, di cui abbiamo accennato in precedenza, e l'IVA.
 

L'IVA sui consumi elettrici
 

L'IVA - Imposta sul Valore Aggiunto - viene calcolata sulla base dell'importo totale della fattura. Nel caso di utenza domestica, l'aliquota IVA applicata è quella del 10%. Mentre per le utenze ad uso non domestico (industriale o altro) viene applicata l'aliquota del 22%. Va sottolineato il fatto che l'Imposta sul Valore Aggiunto viene applicata su tutte le voci di spesa componenti la fattura: quindi non solo su consumi e servizi, ma anche sulle accise. Si crea la situazione - paradossale se vogliamo - per cui ci troviamo a dover pagare una tassa imposta su un'altra tassa. Ad oggi, in ogni caso, non sono sorti dubbi, in sede giudiziale, sulla legittimità di questa procedura. Del resto, si tratta di una pratica che avviene anche al di là dei confini italiani.
 

Le accise sui consumi elettrici
 

La seconda componente delle imposte sull'energia elettrica è dunque l'accisa, che può venir definita come una imposta di tipo indiretto sui consumi di certi beni. Il peso dell'accisa - a differenza di quanto avviene con l'IVA - non è calcolato sulla base dell'importo economico della fattura, ma sulla base della quantità di Kilowatt di energia consumati. Maggiore è il consumo, maggiore sarà l'importo dell'accisa. I bassi consumi vengono premiati, secondo un sistema che prevede l'aumento dell'aliquota in base a determinate fasce di consumo. Aliquote diverse si applicano anche in considerazione del tipo di uso che viene fatto dell'energia elettrica consumata. Come avviene anche per il gas naturale, anche per l'energia, le utenze per uso domestico e le utenze di edifici che hanno almeno un residente, godono di alcune agevolazioni rispetto alle utenze di attività di tipo industriale o commerciale, che invece pagano un po' di più. Si calcola che un utente medio spenda dal 10 al 15% in più per il pagamento della bolletta dell'energia, proprio a causa della presenza delle elencate voci di spesa: IVA e accise. Anche se le imposte di cui sopra hanno quindi un peso rilevante nel determinare i costi delle forniture di energia elettrica, prendersela con le compagnie fornitrici non risulta utile. In effetti, queste non guadagnano nulla da accise e IVA, né possono fare nulla per ridurre questi costi. In un'ottica di risparmio è necessario rivolgersi, per la fornitura di corrente elettrica, a compagnie serie che abbiano come caratteristica distintiva la trasparenza e la chiarezza. Questo proprio perché spesso i parametri di costo della fornitura di corrente possono risultare oscuri a chi non sia del settore. Le compagnie tra le quali scegliere, presenti sul libero mercato, sono diverse, e tra queste un ruolo emergente è stato svolto negli ultimi anni da Sorgenia, che propone offerte online di sicuro interesse, grazie ai prezzi convenienti rispetto ad altri operatori e alla chiarezza delle condizioni contrattuali. Oltre alla trasparenza, è necessario considerare, nella scelta dell'offerta commerciale migliore per noi, anche le nostre abitudini di consumo: questo ci aiuterà a capire se sia più conveniente, per il nostro caso, una tariffa bioraria o piuttosto una monoraria, se sia meglio optare per il prezzo fisso o per quello indicizzato. Facendo tutte le valutazioni del caso, sarà abbastanza semplice scegliere la proposta giusta. Nel farlo, occorre considerare i possibili aumenti del costo dell'energia nel corso del tempo, nonché la presenza di costi fissi relativi al trasporto e al servizio, oltre, naturalmente, al prezzo a Kwh. Risparmiare un po' non è impossibile: a volte sono sufficienti anche piccoli accorgimenti, come optare per la fattura digitale piuttosto che per quella cartacea, o attivare l'addebito diretto sul conto corrente. In questo modo, riducendo il costo complessivo della bolletta, automaticamente si ridurrà anche l'importo dovuto di IVA. Per quanto riguarda, invece, le accise, poiché queste si applicano sul consumo, è necessario, per risparmiare, ridurre gli sprechi, installando ad esempio lampadine a basso consumo e adottando piccole strategie simili.

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